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Una comunità del Somerset pianifica 30 anni di rinaturazione del proprio fiume

Foto: Noemi Lopez / Unsplash

I volontari hanno sperimentato per un periodo di vedere il paesaggio con gli occhi di salmoni, cervi e lombrichi, per comprendere le esigenze della fauna locale. Dall'esperimento è nato un piano trentennale per ripristinare il corso d'acqua e il suo ecosistema.

Nel Somerset, in Inghilterra, diciotto volontari hanno partecipato a uno studio che li ha portati a immaginare il paesaggio lungo il fiume Tone dalla prospettiva di un animale selvatico: un salmone atlantico, un cervo rosso, un gheppio, una lontra o un lombrico. L'esperimento, chiamato "Risks Beyond Human Eyes" e condotto dalla University of the West of England insieme all'Accelerator for Systemic Risk Assessment (ASRA), è servito a individuare le pressioni che la fauna locale affronta ogni giorno. Da quel lavoro è nata anche l'idea di una campagna trentennale per ripristinare il corso d'acqua e il suo ecosistema.

Come funziona lo studio

Prima di uscire sul campo, i partecipanti sono stati formati sulla fisiologia e sulle capacità sensoriali dell'animale che avrebbero interpretato. Solo dopo hanno esplorato il territorio cercando di percepirlo come lo percepisce quella specie. Phil Tovey, ideatore della ricerca e direttore di ASRA, ha spiegato che l'obiettivo era spingere i volontari a considerare l'intera vita dell'animale, non soltanto la domanda elementare su cosa mangia. Il punto, ha aggiunto, non è che gli animali selvatici soffrano in quanto tali, ma che soffrono per azioni precise compiute dagli esseri umani.

Cosa hanno visto i volontari

Jake Lawy ha attraversato il fiume nei panni di un salmone, nuotando in acqua inquinata e povera di ossigeno. Dalla sua esperienza ha tratto indicazioni concrete: spegnere i lampioni vicino al corso d'acqua, rimuovere vecchie briglie. Ha parlato di una cecità culturale verso il danno arrecato agli animali, aggiungendo che una volta visto è difficile non vederlo più. Tovey è rimasto colpito dalla profondità delle osservazioni. Una partecipante, nei panni di un cervo, ha raccontato di un terrapieno ammassato dietro una recinzione, che alterava l'intero registro degli odori e le impediva di orientarsi. Un'ecologa del suolo, interpretando un lombrico, è stata sopraffatta dalle vibrazioni di un generatore agricolo. Ognuno, a modo suo, ha toccato qualcosa che non si aspettava.

Dai rischi alla mappa

Lo studio, finanziato dall'Ecological Citizen Network, ha identificato e mappato i rischi, pubblicandoli in un database online. L'approccio sarà approfondito in un webinar pubblico il 18 novembre, intitolato "Through Fur, Claw and Whisker: Lessons from Risk Assessment Beyond Human Eyes". Secondo Tovey, guardare ai rischi causati dall'uomo evita di ridurre la biodiversità a un gioco di numeri: i conteggi di popolazione dicono quanti animali vivono in un paesaggio, ma non catturano la qualità della vita di un singolo individuo, come un cervo che zoppica con una zampa rotta dopo essere stato investito.

Un piano di trent'anni

Dallo studio è partita una campagna per il Tone che si distingue per il metodo. Tovey, con un passato da commando dei Royal Marines, ha aiutato la comunità a costruire un piano trentennale, adattando un documento open source del Ministero della Difesa britannico sulla pianificazione di operazioni complesse su larga scala. I dettagli operativi restano riservati. Tovey ha definito il lavoro "una pianificazione operativa davvero seria", aggiungendo di aver visto un livello simile solo in un bunker durante operazioni all'estero. Il piano si ispira al Global Nonviolent Action Database, un archivio online di strumenti di campagna pacifica che vanno dalle petizioni alle dimostrazioni fino alla disobbedienza civile, e prevede tattiche via via più assertive ma sempre nonviolente, nel caso le prime non funzionino.

Perché conta

C'è un pregiudizio ricorrente sui gruppi di comunità, che Tovey ha messo in parole: vengono visti come poveri, marginali e simpatici, ma non efficaci né degni di essere presi sul serio. La campagna del Tone lavora per ribaltare questa immagine, e lo fa partendo da un cambio di sguardo. Prima di decidere cosa fare per un fiume, qualcuno si è chiesto cosa significhi viverci dentro da salmone, da lontra o da lombrico. È un modo di procedere che non fa rumore: nessun annuncio clamoroso, solo formazione, osservazione, mappatura e poi un piano lungo trent'anni. Tovey ha riassunto così il senso di quel passaggio: "questo è il vostro luogo, questi sono i vostri animali, e vivono qui allo stesso modo in cui ci vivete voi". Il progresso, in questo caso, comincia dal riconoscere che il paesaggio ha altri abitanti con esigenze precise, e che quelle esigenze si possono studiare, mappare e prendere sul serio.


Articolo originale della redazione di Good News · WitUp, scritto a partire dalla notizia pubblicata da positive.news.