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Un metodo a basso consumo ricicla il plexiglas nei suoi componenti originali
I ricercatori del Politecnico di Zurigo hanno messo a punto un processo che scompone il vetro acrilico quasi interamente nei suoi elementi di partenza. Per la prima volta il riciclo di alta qualità di questo materiale diffuso diventa realistico e sostenibile dal punto di vista economico.
Un gruppo di ricerca del Politecnico di Zurigo (ETH Zurich) ha messo a punto un metodo che scompone il vetro acrilico — noto commercialmente come plexiglas — quasi interamente nei suoi elementi di partenza. Lo studio, pubblicato su Nature Chemistry, descrive un processo che recupera fino al 98% del materiale sotto forma di monomeri puri. Una notizia che riguarda un materiale diffusissimo, presente in finestre, fanali delle auto, mobili e barriere protettive, e che finora era destinato in gran parte allo smaltimento.
Un materiale ovunque, difficile da recuperare
Il vetro acrilico accompagna la vita quotidiana senza farsi notare: lastre trasparenti, protezioni, componenti di arredo e dell'industria automobilistica. La sua diffusione non è stata accompagnata da un sistema di riciclo altrettanto efficiente. I metodi precedenti, spiegano i ricercatori, risultavano troppo costosi, troppo energivori o troppo complicati perché le aziende potessero adottarli su larga scala. Il risultato è che la maggior parte di questo materiale ha preso la via dei rifiuti.
Una reazione a metà del calore di prima
Il nuovo processo si distingue per la semplicità. Usa un unico composto chimico economico e già disponibile sul mercato, e avvia la reazione a poco più di 200 °C, circa la metà del calore richiesto dai metodi precedenti. Non sono necessari solventi. In queste condizioni il materiale si scompone restituendo fino al 98% di monomeri puri.
La qualità del recupero regge anche i casi più difficili: il materiale ottenuto da acrilico colorato o contaminato da impurità è risultato abbastanza puro da permettere la produzione di nuovi manufatti della stessa qualità della plastica vergine.
Un'idea che punta sull'esistente
Uno degli aspetti pratici del metodo è che funziona con apparecchiature e processi standard già presenti negli impianti. Le aziende interessate non dovrebbero affrontare ristrutturazioni costose per iniziare a usarlo. Il Politecnico di Zurigo ha depositato un brevetto e sta cercando partner industriali per portare il processo su scala produttiva.
"Ciò che rende così interessante il nostro nuovo approccio è la sua semplicità", ha dichiarato Richard Whitfield, primo autore dello studio.
Oltre il plexiglas
I ricercatori guardano già più lontano: sperano che lo stesso principio di base possa essere adattato, in futuro, ad altre plastiche comuni, come il polistirene. Sarebbe un'estensione notevole, perché il problema del riciclo non riguarda un solo materiale ma l'intero sistema delle materie plastiche.
Perché conta
Le innovazioni che cambiano le abitudini industriali raramente hanno l'aspetto di una scoperta clamorosa. Questo metodo non inventa un materiale nuovo né un impianto spettacolare: abbassa la temperatura, elimina i solventi, usa una sostanza già in commercio e restituisce materia prima di qualità. Sono dettagli tecnici, ma sono esattamente i dettagli che decidono se un processo resta in laboratorio o entra nelle fabbriche. La differenza tra un'idea promettente e un'idea adottabile sta spesso nella sua semplicità, e in questo caso la semplicità è dichiarata come il cuore stesso del risultato.
C'è poi un modo di guardare i rifiuti che questa notizia rende concreto: ciò che consideriamo scarto può tornare a essere la materia di partenza, con meno energia e meno passaggi di quanto si pensasse. Non è una promessa sul futuro dell'intero settore, ma un passo misurato e verificabile, del tipo che si costruisce un pezzo alla volta.
Articolo originale della redazione di Good News · WitUp, scritto a partire dalla notizia pubblicata da goodnewsnetwork.org.