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Un dispositivo australiano divide il solare condominiale tra tutti gli appartamenti

L'azienda di Melbourne Allume Energy ha vinto il Good Design Award of the Year 2026 per un sistema che ripartisce l'energia di un unico impianto fotovoltaico tra le unità abitative di un edificio. La soluzione affronta il problema dell'accesso al solare per chi vive in appartamento.

Un dispositivo australiano che distribuisce l'energia di un unico impianto fotovoltaico condominiale tra tutti gli appartamenti di un edificio ha ricevuto il principale riconoscimento nazionale nel campo del design. Si chiama SolShare ed è prodotto dall'azienda di Melbourne Allume Energy: il sistema ha vinto l'Australian Good Design Award of the Year 2026, oltre al premio dedicato alla sostenibilità assegnato nella stessa cerimonia, svoltasi all'ICC di Sydney davanti a una giuria che ha esaminato più di mille candidature in tredici discipline.

Come funziona la ripartizione

I creatori descrivono SolShare come un "controllore del traffico" per l'energia solare. In un edificio con più unità abitative, l'installazione individuale di pannelli sul tetto presenta ostacoli concreti: i costi si moltiplicano, il cablaggio diventa complicato e servirebbe un inverter separato per ogni appartamento. Il dispositivo di Allume Energy aggira questi problemi con un solo impianto sul tetto e una sola installazione, occupandosi automaticamente di distribuire l'energia prodotta a ciascuna unità.

Il problema dell'accesso al solare

La crescita del fotovoltaico residenziale è stata trainata soprattutto da chi possiede una casa con un tetto proprio. Chi vive in appartamento è rimasto in gran parte ai margini di questo sviluppo. Il presidente di Good Design Australia, Brandon Gien, ha spiegato che "milioni di persone vivono in appartamenti, e molte hanno avuto un accesso limitato ai benefici del solare sul tetto". Gien ha definito SolShare "un pezzo di tecnologia straordinario" e una soluzione ben progettata a un problema complesso, aggiungendo che "sta già portando benefici su scala significativa".

Una storia che parte dal 1958

Gli Australian Good Design Awards non sono un premio recente: esistono dal 1958. Tra i vincitori del riconoscimento principale degli anni passati figurano l'impianto cocleare Cochlear nel 2000, i sedili di classe economy disegnati da Marc Newson per l'Airbus A380 di Qantas nel 2009, il design delle arnie Flow Hive nel 2016 e il sommergibile Deepsea Challenger del regista James Cameron nel 2012. SolShare entra ora in questa lista.

Le altre sostenibilità premiate

Nella stessa serata altri riconoscimenti hanno seguito una direzione simile. L'azienda finlandese FabPatch ha vinto nella categoria moda e tessuti con un sistema di riparazione dei tessuti da applicare a sfregamento. No Wrap, sistema riutilizzabile australiano per fissare i pallet, e Holy Carp, alternativa compostabile e senza plastica alle confezioni di pesce in salsa di soia usate nel packaging del sushi, hanno ottenuto l'oro nelle rispettive categorie. Per l'ambiente costruito è stato premiato uno spazio cerimoniale a City Square a Melbourne, progettato con gli anziani Wurundjeri per rendere visibile la lingua Woi-wurrung e accogliere i visitatori. Il progetto di orientamento del Sydney Children's Hospital ha invece sostituito la segnaletica clinica standard con animali e piante native raggruppati in tre ambienti locali: zone umide, dune di sabbia e scogliere marine.

Perché conta

Il premio racconta una cosa semplice: a volte un problema che sembra strutturale — chi vive in appartamento non può accedere al solare — si scioglie non con una grande opera, ma con un oggetto piccolo e ben pensato. Gien ha detto che i riconoscimenti servono a segnalare un design capace di "portare gioia nelle nostre vite, ma non a spese dell'ambiente". Una scatola bianca montata sulla parete di un condominio, che porta interi edifici nella conversazione sul solare senza chiedere a nessuno di rifare il tetto, è un candidato ragionevole a quel titolo.

Il progresso che non fa rumore procede spesso così: non cambia la tecnologia al centro della scena, ma il modo in cui quella tecnologia raggiunge le persone che ne erano escluse. Un impianto che prima serviva un solo tetto ora serve un intero palazzo, e la differenza sta in un dispositivo che smista l'energia invece di produrla. È il tipo di soluzione che si nota poco e che, proprio per questo, può diffondersi.


Articolo originale della redazione di Good News · WitUp, scritto a partire dalla notizia pubblicata da optimistdaily.com.