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Un diciottenne del Bronx finanzia la scuola di bambini in Ghana
Max Owobu, studente al ultimo anno delle superiori, ha fondato un'organizzazione no-profit per sostenere l'istruzione di bambini in Ghana. Ha gestito il progetto tra esami e domande universitarie. Un esempio di impegno giovanile con ricadute dirette su una comunità.
Max Owobu ha diciotto anni, vive nel Bronx e frequenta l'ultimo anno delle superiori. Tra la preparazione degli esami, il ballo di fine anno e le domande di ammissione all'università, ha trovato il tempo di fondare un'organizzazione no-profit che paga l'istruzione di bambini in Ghana. Si chiama Yenko Foundation ed è un ente riconosciuto come 501(c)3, la forma giuridica che negli Stati Uniti identifica le organizzazioni senza scopo di lucro esenti da imposte.
Come è nato il progetto
Owobu ha iniziato a quindici anni, trascorrendo le estati nel paese in cui è cresciuto suo padre, di origine nigeriana. Lì ha visto ragazzi della sua età lavorare invece di andare a scuola: vendevano cose per strada o nei negozi, davano una mano alla famiglia per tirare avanti. È stato poco dopo quel periodo che ha fondato la Yenko Foundation, usando i soldi che aveva messo da parte dalla paghetta settimanale per pagare gli studi di un bambino di nome Matthew.
Cosa finanzia la fondazione
La Yenko Foundation raccoglie fondi per sostenere l'istruzione dei bambini dalla scuola dell'infanzia fino alla quinta elementare. Le donazioni coprono le rette, i pasti a scuola, le uniformi, il trasporto da e verso l'istituto e il materiale didattico. Mille dollari bastano per garantire a un bambino un anno intero di scuola con tutto il necessario. Finora la fondazione ha indirizzato le donazioni raccolte per far frequentare i gradi dalla K alla 5 a dieci bambini.
La scuola di Calvary Methodist
In Ghana l'accesso a un'istruzione di qualità passa il più delle volte dalle scuole private, con rette da pagare. Nella capitale Accra, una città grande e caotica, questa situazione può prestarsi anche a truffatori che chiedono ai genitori centinaia di dollari per offrire poco più di un rigido servizio di custodia diurna. Max e il piccolo Matthew hanno rischiato di cadere in una situazione del genere. È stato un amico sul posto a segnalare a Owobu una scuola chiamata Calvary Methodist: una sola visita è bastata per capire che era il luogo in cui voleva operare. "I bambini erano semplicemente così gioiosi, così entusiasti. Così felici di andare a scuola", ha raccontato.
Gli obiettivi
L'obiettivo di breve periodo di Max è sponsorizzare tra i dieci e i quindici bambini lungo tutto il percorso della scuola primaria. Poi l'intenzione è di allargare il raggio d'azione per aiutare ospedali, orfanotrofi, "chiunque abbia bisogno di aiuto in Ghana". Un impegno notevole, ma a Owobu non mancano né l'ambizione né, a diciotto anni, il tempo.
Perché conta
Questa storia si capisce meglio guardando a ciò che non contiene. Non c'è un'idea geniale nata in un laboratorio, non c'è un investimento milionario, non c'è un colpo di fortuna. C'è un ragazzo che a quindici anni ha visto qualcosa che non andava e, invece di aspettare che qualcun altro se ne occupasse, ha cominciato con quello che aveva: la paghetta messa da parte, un bambino da mandare a scuola. Il primo passo di un'organizzazione che oggi sostiene dieci studenti è stato piccolo, quasi invisibile, ed è per questo che vale la pena raccontarlo.
C'è anche un modo di guardare le cose che cambia il risultato. Owobu non si è fermato alla prima scuola che ha trovato: ha rischiato di finire in una struttura che prometteva molto e manteneva poco, e solo grazie a una persona del posto ha individuato un istituto di cui fidarsi. La differenza tra un aiuto che arriva e uno che si perde sta spesso in questo, nel verificare dove vanno a finire le risorse invece di limitarsi alle buone intenzioni.
E poi c'è la costanza. Mandare avanti un progetto internazionale mentre si studia per gli esami e si compilano le domande per l'università non è un gesto eroico isolato: è una serie di giorni normali in cui si sceglie di dedicare un po' di tempo a qualcosa che va oltre se stessi. Il progresso che non fa rumore funziona così, un bambino alla volta, un anno scolastico alla volta. A diciotto anni, Max Owobu ha già dimostrato che non serve aspettare di avere tutto per cominciare a costruire qualcosa.
Articolo originale della redazione di Good News · WitUp, scritto a partire dalla notizia pubblicata da goodnewsnetwork.org.