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Un'assemblea di cittadini sorteggiati in 60 Paesi chiede voce fissa alle COP sul clima
Centocinque persone estratte a sorte in oltre sessanta Paesi hanno consegnato 22 raccomandazioni su cibo e clima e chiesto che la partecipazione civica diventi permanente in ogni COP. Un esperimento di democrazia deliberativa che punta a rendere stabili i cittadini nei negoziati.
Centocinque persone estratte a sorte in oltre sessanta Paesi hanno consegnato il 15 ottobre 22 raccomandazioni su cibo e clima, presentandole alla presidenza brasiliana di COP30. L'assemblea ha chiesto alla presidenza di COP31 di rendere permanente il "Citizens' Track", il percorso dei cittadini dentro i negoziati sul clima. La prossima conferenza è in programma ad Antalya, in Turchia, dal 9 al 20 novembre.
Come è nata l'assemblea
Il percorso che ha portato a queste 22 raccomandazioni è cominciato con un doppio sorteggio. Prima sono stati estratti 105 luoghi, con un peso maggiore per i Paesi più esposti ai rischi climatici; poi un secondo sorteggio ha bilanciato genere, età, istruzione, occupazione, residenza e livello di preoccupazione per il clima. I partecipanti si sono incontrati online per 42 ore tra gennaio e marzo 2026, con sessioni tradotte in 30 lingue. Hanno ascoltato scienziati, esperti e rappresentanti dell'industria. Ognuna delle 22 raccomandazioni è stata approvata con almeno l'85% di sostegno.
Il tema scelto, i sistemi alimentari, è legato alle priorità della presidenza brasiliana. Fabrice DeClerck di EAT-Lancet ha osservato che molte delle azioni indicate corrispondono ai risultati delle loro ricerche: diete sane, meno sprechi e agricoltura sostenibile potrebbero nutrire 9 miliardi di persone entro il 2050 usando il 7% di terra in meno. Kay Mercer dell'UNFCCC ha accolto con favore queste iniziative e promesso sostegno.
Il Citizens' Track e le sue origini
Il Citizens' Track è stato lanciato dalla presidenza di COP30 a Belém il 20 novembre 2025. L'idea era stata proposta da Laurence Tubiana, Manuel Pulgar-Vidal, Anne Hidalgo ed Eduardo Paes. Prevede un'unità dedicata ai cittadini all'interno del segretariato ONU sul clima e un momento formale in ogni COP in cui i leader ricevano le raccomandazioni e rispondano. La presidenza brasiliana sostiene già l'iniziativa; ora l'assemblea chiede che Turchia e Australia, che co-guidano COP31, ne assicurino la continuità. Tubiana, oggi alla European Climate Foundation, continuerà a battersi per un percorso permanente. Rich Wilson, co-fondatore della Global Citizens' Assembly, ha detto che Antalya dovrà decidere se la porta resta aperta.
Le voci dei partecipanti
Tra i membri ci sono Anna Mbabazi, allevatrice di bestiame di Fort Portal, in Uganda, che ha organizzato un'assemblea locale, e Abraham Jayariyu, leader del popolo Wayúu nella Guajira colombiana, secondo cui la partecipazione risolve i problemi. Alice de Moraes Amorim ha sottolineato che i cittadini devono essere al centro della governance climatica. L'Iswe Foundation promuove l'assemblea insieme a una rete di partner internazionali.
Un'esperienza che viene da lontano
La prima assemblea globale sul clima ha accompagnato COP26 a Glasgow nel 2021. In Italia sei città, tra cui Bologna, Milano, Trento e Firenze, hanno condotto deliberazioni sul clima, con risultati misti: proposte accolte "con riserve" e scarsa visibilità pubblica. Lo storico David Van Reybrouck ha paragonato le COP a una riunione annuale di sindaci che governa un pianeta.
Perché conta
Questa notizia non riguarda una svolta nei negoziati, ma un cambio di metodo: mettere persone comuni, scelte per sorteggio, dentro un processo che di solito parla solo attraverso delegazioni e ministeri. Il valore sta nella costruzione paziente di un'abitudine istituzionale, il Citizens' Track, che cerca di trasformare un esperimento in una presenza stabile. I numeri aiutano a leggere la portata: 105 persone, 60 Paesi, 30 lingue, 42 ore di lavoro condiviso e raccomandazioni approvate con maggioranze ampie. È un progresso che non fa rumore, fatto di regole di selezione, traduzioni e tempi lunghi.
Il punto, forse, è un altro: quando si allarga chi ha voce, cambia anche cosa si vede. I sistemi alimentari diventano una questione climatica, le diete e gli sprechi entrano nei documenti, e una contadina ugandese o un leader indigeno colombiano portano problemi concreti al tavolo. Che questo diventi permanente o resti un'esperienza isolata dipenderà da scelte che si faranno ad Antalya. Ma l'idea che la governance climatica possa includere un momento in cui i leader ascoltano e rispondono a cittadini estratti a sorte è già un modo diverso di guardare alle conferenze sul clima.
Articolo originale della redazione di Good News · WitUp, scritto a partire dalla notizia pubblicata da italiachecambia.org.