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Ritrovata una tavoletta d'argilla con il più antico trattato di pace

Foto: Zdeněk Macháček / Unsplash

Un testo in accadico inciso su argilla riporta l'accordo di pace tra Egitto e Hatti, risalente a oltre 3.000 anni fa. Il trattato stabiliva fratellanza e fine delle ostilità tra i due regni. La scoperta offre nuove prove sulle relazioni diplomatiche nell'antichità.

Un frammento di tavoletta d'argilla con iscrizioni in accadico, riportato alla luce durante gli scavi nel sito archeologico di Hattusa, in Turchia, è stato identificato come parte di una copia del trattato di pace di Kadesh. Lo ha annunciato sui social il ministro della Cultura e del Turismo turco, Mehmet Nuri Ersoy, precisando che gli esami scientifici hanno confermato l'appartenenza del reperto a una delle copie dell'accordo. Il frammento, rinvenuto nell'ambito delle campagne di scavo presso il palazzo reale ittita di Buyukkale, contiene gli articoli dal 12 al 20 del testo. Gli archeologi hanno studiato l'iscrizione per circa un anno prima di renderla nota.

Un accordo tra due potenze

Il trattato di Kadesh è considerato il più antico accordo di pace conosciuto. Intorno al 1300 a.C., gli eserciti del faraone Ramses II e quelli del re ittita Muwatallis II si scontrarono in quella che viene descritta come una delle più grandi battaglie di carri della storia, con decine di migliaia di soldati coinvolti. Lo scontro si concluse senza un vincitore. Qualche anno più tardi, il successore di Muwatallis stipulò un accordo di pace con Ramses.

Le parole incise nell'argilla

Il testo ritrovato riporta, nell'articolo 14, una formula che parla di un ordine fissato per l'eternità dal Dio Sole e dal Dio della Tempesta per il paese d'Egitto e il paese di Hatti: pace e fratellanza, senza lasciare spazio all'ostilità tra loro. La versione giunta fino a noi è tramandata da tre copie in cuneiforme accadico e una in geroglifico egizio, incisa sulle pareti del tempio di Karnak. È l'unico trattato del Vicino Oriente antico per cui siano sopravvissute entrambe le versioni delle parti contraenti, circostanza che permette un confronto diretto tra i due testi.

Cosa prevedeva l'intesa

Secondo quanto riportato dalle Nazioni Unite, il trattato — il cui testo originale fu trovato nel 1906 nell'Anatolia centrale, sul sito dell'antica capitale ittita — sanciva amicizia eterna, pace duratura, integrità territoriale, non aggressione, estradizione e mutuo soccorso. Prevedeva inoltre una sorta di alleanza difensiva contro insurrezioni interne e invasioni straniere. La procedura di estradizione era lineare: chi fuggiva da un paese per rifugiarsi nell'altro doveva essere detenuto e riconsegnato, senza subire punizioni criminali come la distruzione della casa, la confisca della moglie o il taglio della lingua.

Un gesto che attraversa i secoli

Nel 1970 la Turchia donò alle Nazioni Unite una riproduzione in rame di una delle tre tavolette originali. Il linguaggio solenne del testo, osservano le stesse Nazioni Unite, è degno dei più alti ideali dell'organizzazione. Il frammento ora identificato appartiene a una delle copie già note: gli archeologi sperano che ulteriori scavi portino alla luce gli altri segmenti, dal momento che di questo trattato esistono soltanto tre esemplari.

Perché conta

C'è un tipo di progresso che non produce titoli a carattere cubitale e non si annuncia con squilli. Assomiglia piuttosto a un pezzo di argilla coperto di segni, rimasto sepolto per millenni sotto le rovine di un palazzo, e a un gruppo di studiosi che per un anno intero lo osserva, lo confronta, lo interroga prima di dire una parola in pubblico. La notizia non è che l'umanità abbia imparato a fare la pace: sappiamo che due imperi in guerra trovarono il modo di scriverla, e che quella scrittura è arrivata fino a noi in due lingue diverse, come due testimoni che raccontano lo stesso giorno. La notizia è che continuiamo a cercarla, e che a volte la troviamo.

Vale la pena soffermarsi su un dettaglio: le clausole di estradizione prevedevano che il fuggitivo non venisse punito, che non gli fossero distrutti la casa, la famiglia, la voce. È una misura di clemenza scritta più di tremila anni fa, e il fatto che la si possa leggere oggi, su una tavoletta ritrovata per caso, dice qualcosa su come funziona la memoria delle civiltà. Non conserva tutto. Conserva ciò che qualcuno, a un certo punto, ha deciso di incidere perché restasse.


Articolo originale della redazione di Good News · WitUp, scritto a partire dalla notizia pubblicata da goodnewsnetwork.org.