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Restituiti alla Grecia antichi manufatti rubati esposti al Metropolitan
Le autorità di New York hanno riconsegnato alla Grecia una collezione di reperti archeologici, tra cui elmi in bronzo e un busto in marmo, identificati al Metropolitan Museum of Art. Il recupero riguarda oggetti che coprono 5.000 anni di storia greca.
Quindici reperti archeologici greci sono stati riconsegnati alla Grecia dalle autorità di New York dopo essere stati identificati al Metropolitan Museum of Art. La cerimonia di consegna si è tenuta a Manhattan il 21 settembre, alla presenza della ministra della Cultura greca Lina Mendoni, che ha ricevuto gli oggetti a nome del Paese. Tra i pezzi figurano due elmi in bronzo, tre mitrai (protezioni addominali), un busto in marmo di un imperatore romano e manufatti che coprono un arco temporale di circa 5.000 anni, dal 2.700 a.C. fino all'epoca romana.
Cosa è stato restituito
Il gruppo comprende quindici oggetti di natura e provenienza diverse. Cinque sono in bronzo: due elmi e tre mitrai risalenti alla fine del VII secolo a.C., riconducibili a saccheggi avvenuti nel santuario sulla collina del Profeta Elia ad Afrati, a Creta. Il santuario e le tombe vicine furono depredati tra il 1964 e il 1966, e gli antichi manufatti furono in seguito portati fuori dalla Grecia. I cinque pezzi furono acquistati da un collezionista e poi donati al Met; il loro valore supera i 2 milioni di dollari. Uno degli elmi presenta decorazioni in rilievo con fiori, cani e una figura maschile con piedi alati che regge un serpente attorcigliato.
Tra gli altri oggetti c'è una brocca in terracotta con becco, datata tra il 1750 e il 1700 a.C., prelevata da un corredo funerario nella regione dell'Argolide-Corinzia e fatta uscire dalla Grecia passando per Svizzera e Regno Unito prima di essere acquisita dal museo. I pezzi più antichi della collezione risalgono a mille anni prima della brocca: una figurina in marmo di una donna e il coperchio di una scatola in marmo. I più recenti includono due bracciali in bronzo e oro e il busto in marmo del Genius Augusti, lo "spirito divino" di un imperatore romano.
Come sono stati identificati
Secondo quanto dichiarato dall'ufficio del procuratore distrettuale di Manhattan, che ha coordinato il sequestro e la restituzione, gli oggetti erano stati introdotti illegalmente negli Stati Uniti e "riciclati" da commercianti e collezionisti attraverso provenienze false, mostre e donazioni museali. Il Metropolitan Museum of Art ha collaborato con le indagini.
L'ufficio del procuratore ha reso noto di aver finora ottenuto 18 condanne per reati legati al patrimonio culturale, recuperato più di 6.400 beni culturali — tra libri rari, opere d'arte e antichità — per un valore superiore a 490 milioni di dollari, e restituito oltre 6.150 pezzi a 39 Paesi. Sono in attesa sette estradizioni di presunti trafficanti. Tra le operazioni di rilievo rientra il recupero di 600 opere e manufatti rubati, per un valore di 90 milioni di dollari, condotto in collaborazione con la polizia italiana.
Il ruolo dell'Antiquities Trafficking Unit
A guidare l'unità specializzata del procuratore distrettuale di Manhattan è Matthew Bogdanos, assistente procuratore che da anni si occupa di identificare e sequestrare opere d'arte trafficate nella città. In un testo scritto alcuni anni fa, Bogdanos ha osservato che il Metropolitan ha collaborato attivamente a diverse indagini che hanno portato alla rimozione dalle sue collezioni di opere e antichità per un valore superiore a 95 milioni di dollari, ma si è anche chiesto perché tanti manufatti saccheggiati finiscano proprio in quel museo e perché sia l'ufficio del procuratore l'unico a identificarli.
Il ritorno nei musei greci
Nel suo intervento, Mendoni ha sottolineato l'importanza di ricondurre alcuni dei reperti nel contesto da cui provengono. Alcuni degli oggetti consegnati, ha spiegato, saranno riuniti ad altri rinvenimenti della stessa campagna di scavo presso il museo archeologico di Iraklio. "Alcuni di questi sono stati trafficati illegalmente all'estero e ora tornano a casa", ha detto la ministra.
Perché conta
Il valore di una notizia come questa non sta nella spettacolarità del recupero, ma nella pazienza che lo rende possibile. Ricostruire la storia di un oggetto significa incrociare documenti, cataloghi di mostre, registri di donazioni e testimonianze di scavo, spesso a decenni di distanza dai fatti. È un lavoro che non produce titoli immediati e che raramente si conclude in tempi brevi: i reperti di Afrati sono stati portati via negli anni Sessanta, e solo ora tornano nel luogo da cui erano stati sottratti.
C'è poi un aspetto che riguarda il modo in cui guardiamo i musei. Un oggetto esposto in una vetrina appare, per definizione, al sicuro e legittimo: la sua presenza sembra una garanzia. Ricostruire la provenienza significa invece mettere in discussione proprio quell'apparenza, chiedersi come quel pezzo è arrivato lì e attraverso quali passaggi. È un esercizio di pensiero prima ancora che un'indagine: vedere la storia di un oggetto, non solo la sua forma.
Infine, la restituzione ricorda che il patrimonio culturale non è una collezione di oggetti isolati, ma un insieme di relazioni. Un elmo cretese ritrovato accanto ad altri reperti dello stesso scavo racconta qualcosa che, da solo, in un'altra città, non potrebbe raccontare. Rimettere insieme i pezzi significa restituire loro un contesto, e quindi un significato. È un progresso che non fa rumore, ma che cambia ciò che possiamo capire del passato.
Articolo originale della redazione di Good News · WitUp, scritto a partire dalla notizia pubblicata da goodnewsnetwork.org.