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Panasonic anticiperà al 2029 la produzione di finestre fotovoltaiche

Foto: Joel Filipe / Unsplash

L'azienda giapponese ha spostato in avanti la data di avvio della produzione industriale dei vetri solari trasparenti, già in vendita in alcune versioni. Se la tecnologia si diffonderà, gli edifici potranno generare elettricità dalle proprie superfici vetrate.

Panasonic ha annunciato il 20 ottobre 2026 un'accelerazione del proprio programma di vetri solari al perovskite: la produzione industriale partirà nell'aprile 2029 nello stabilimento di Nagahama, nella prefettura di Shiga, in Giappone, con un anno di anticipo rispetto al piano originario. L'azienda giapponese lavora a finestre e superfici vetrate capaci di convertire la luce del sole in elettricità grazie a un sottile strato di perovskite, pensate soprattutto per gli edifici urbani che non hanno abbastanza spazio sui tetti. Una prima fornitura limitata è già iniziata nel settembre 2026 dal centro di sviluppo di Moriguchi, vicino a Osaka.

Come funziona il vetro solare

Il cuore della tecnologia è uno strato sottile di perovskite depositato sul vetro, che trasforma la luce in corrente. Panasonic utilizza un processo di deposizione simile alla stampa a getto d'inchiostro, affiancato da lavorazioni laser e da materiali sviluppati internamente. Il vetro può essere personalizzato per dimensioni, grado di trasparenza e motivo decorativo, così da adattarsi a finestre, facciate, parapetti e altre superfici vetrate. Un sistema di incapsulamento protegge le celle di perovskite dall'umidità e dagli agenti esterni, un passaggio necessario per la durata nel tempo.

I numeri della ricerca

A novembre 2023 Panasonic ha ottenuto un'efficienza di conversione del 18,1% su un modulo da 804 cm², con certificazione indipendente. Si tratta però di un dato riferito a un modulo sperimentale, non alle future finestre di grande formato. Sul fronte delle applicazioni reali, a marzo 2026 l'azienda ha testato cinque lastre di vetro su un proprio edificio a Kadoma, nella zona di Osaka, con dimensioni, decorazioni e trasparenze differenti, per verificare l'installazione. Il 24 settembre 2026 otto vetri solari sono stati montati al terminal Kamomeria del porto di Kobe: ogni lastra misura 90 x 130 centimetri e porta un disegno ispirato alle onde. Il monitoraggio a Kobe proseguirà fino a marzo 2029, per valutare resa energetica e resistenza.

Formati e tempi di consegna

Le lastre attuali arrivano a circa 1,8 x 1 metro; i prodotti futuri sono previsti fino a 1,8 x 1,2 metri. La fornitura avviata a settembre 2026 è già difficile da estendere a nuovi clienti, e le ordinazioni vengono raccolte per consegne successive all'avvio della produzione del 2029. Non esiste ancora un prezzo di riferimento: il costo dipenderà da dimensioni, spessore, design, quantità e installazione. La durabilità è ancora oggetto di test di invecchiamento accelerato, con l'obiettivo di raggiungere la robustezza del vetro da costruzione e una vita utile delle celle simile a quella dei pannelli al silicio.

Il contesto giapponese

L'azienda indica tra le ragioni dell'accelerazione i progressi tecnici, la domanda di mercato e il sostegno della politica industriale giapponese. Il progetto è sostenuto dal Green Innovation Fund, gestito dall'agenzia NEDO. Il campo dei vetri solari al perovskite interessa da tempo la ricerca internazionale proprio per la possibilità di integrare la generazione elettrica in superfici che oggi hanno solo funzioni architettoniche: nelle città dense, dove i tetti sono limitati, le facciate e le finestre rappresentano una superficie ampia e finora inutilizzata per la produzione energetica. La sfida principale resta la stessa su cui lavorano i laboratori di tutto il mondo: mantenere buone prestazioni e durata in un materiale esposto per anni a umidità, calore e luce.

Perché conta

Una notizia come questa si misura meno sugli annunci e più sui tempi lunghi: un test su cinque lastre, un monitoraggio che durerà fino al 2029, una data di produzione spostata avanti di dodici mesi. È il tipo di progresso che non fa rumore, fatto di certificazioni su moduli sperimentali, prove di installazione e verifiche di durata che precedono qualsiasi diffusione su larga scala. Il fatto che l'azienda raccolga già ordini per il 2029, senza un prezzo definito e con i test di invecchiamento ancora in corso, dice anche quanto la partita sia aperta: la tecnologia esiste, ma la sua affidabilità nel tempo va ancora dimostrata.

Guardare un edificio e vedere una centrale elettrica potenziale è un cambio di prospettiva più che un prodotto. Se le superfici vetrate diventeranno generatrici, la domanda non sarà soltanto quanto rendono, ma quanto a lungo e con quale continuità: ed è su questo che si giocherà, nei prossimi anni, la differenza tra una sperimentazione ben condotta e un'infrastruttura urbana nuova.


Articolo originale della redazione di Good News · WitUp, scritto a partire dalla notizia pubblicata da greenme.it.