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Napoli, ambulatori volontari per chi non può pagare le cure

Foto: Carmen Laezza / Unsplash

In diversi quartieri napoletani medici volontari offrono visite gratuite a chi non può permettersele. L'iniziativa risponde a bisogni sanitari concreti, ma segnala anche le carenze del servizio pubblico. Un esempio di solidarietà che non sostituisce le istituzioni ma ne mette in luce i limiti.

A Napoli alcuni ambulatori gestiti da medici volontari offrono visite specialistiche gratuite a chi non può permettersele. L'ultimo in ordine di tempo ha aperto l'11 settembre in via Giudecca Vecchia, nel quartiere Forcella, all'interno di Casa Ariete, un immobile confiscato alla criminalità organizzata e riassegnato. Si chiama Cura Sospesa e prende il nome dalla tradizione napoletana del caffè sospeso: chi può lascia qualcosa per chi non può, e in questo caso a essere "sospese" sono visite, esami, farmaci e, in alcuni casi, interventi chirurgici.

Come funziona Cura Sospesa

L'associazione si appoggia a una rete di professionisti e strutture private che mettono a disposizione tempo e competenze. Le richieste non vengono accolte in ordine di arrivo: vengono valutate secondo criteri pubblici, che tengono conto dell'urgenza clinica, della situazione economica di chi chiede aiuto e dell'esistenza di alternative nel servizio sanitario pubblico. Il presidente Francesco Ivone ha spiegato che l'obiettivo è diventare un punto di riferimento per le persone che lavorano e che, nonostante un reddito, non riescono a far fronte ai costi delle cure.

Gli altri presidi in città

Forcella non è un caso isolato. A Bagnoli è attiva da novembre 2023 la clinica popolare Villa Medusa, ospitata in un edificio abbandonato recuperato dai cittadini. Vi operano una trentina di volontari tra medici, infermieri e studenti di medicina, e non serve prenotare. Nello stesso quartiere l'Auser, gruppo di volontariato legato alla Cgil, ha aperto un ambulatorio sociale nei locali dell'ufficio del sindacato pensionati Spi Cgil. Sempre a Bagnoli, Villa Medusa è nata dopo la chiusura di due poliambulatori locali, che aveva costretto gli anziani della zona a spostarsi fino a Fuorigrotta per una visita. C'è poi l'esperienza di Soccavo, al Rione Traiano, dove un ambulatorio solidale è partito nel 2016 per iniziativa della parrocchia Madonna Riconciliatrice de La Salette e dei Medici di Strada, associazione fondata nel 2015 che aveva iniziato con un camper per assistere le persone senza dimora. Oggi la struttura di Soccavo conta quindici specialisti e lavora su appuntamento.

I numeri dietro le visite gratuite

Queste iniziative si inseriscono in un quadro preciso. Secondo i dati Istat del 2024, il 9,9 per cento degli italiani ha rinunciato a curarsi, pari a 5,8 milioni di persone, in aumento rispetto ai 4,5 milioni dell'anno precedente. Nel Mezzogiorno le motivazioni economiche e le lacune dell'offerta sanitaria pesano ciascuna per il 6,3 per cento. Sono numeri che raccontano una difficoltà diffusa, non limitata a chi vive ai margini.

Un ponte, non un sostituto

I promotori di questi ambulatori tengono a precisare che il loro lavoro non sostituisce il servizio sanitario nazionale. I volontari di Villa Medusa si definiscono "un ponte" verso la sanità pubblica, un passaggio temporaneo per chi altrimenti resterebbe fuori. Il rischio che gli stessi organizzatori riconoscono è che la solidarietà finisca per diventare una stampella di un sistema pubblico che arretra: un'ammissione che dice molto sulla funzione di questi presidi, nati per rispondere a bisogni concreti ma anche per rendere visibili le crepe che li rendono necessari.

Perché conta

Una città che si organizza per garantire una visita medica a chi non può pagarla mostra due cose insieme. La prima è che il tessuto sociale può reagire in modo ordinato e competente: non elemosina, ma criteri clinici, valutazione delle urgenze, una rete di professionisti che presta tempo e saperi. La seconda è che questa reazione, per quanto preziosa, misura una distanza. Ogni ambulatorio volontario è anche un indicatore di ciò che manca altrove, e chi lo anima lo sa bene: per questo parla di ponte e non di soluzione. Il progresso che non fa rumore passa spesso da qui, da un immobile confiscato che torna a vivere, da un camper che diventa un poliambulatorio, da un caffè lasciato pagato per chi verrà dopo. Sono gesti che non cambiano le statistiche nazionali, ma cambiano la giornata di chi entra in quella stanza. E lasciano una domanda aperta su quanto a lungo una comunità possa sostenere ciò che spetterebbe a un sistema pubblico garantire.


Articolo originale della redazione di Good News · WitUp, scritto a partire dalla notizia pubblicata da italiachecambia.org.