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L'UE stanzia 10 milioni di euro per proteggere i redditi e la sicurezza alimentare in Yemen
Unione europea, UNDP e FAO hanno avviato un programma per sostenere le comunità rurali yemenite colpite dalla guerra. L'obiettivo è rafforzare la produzione alimentare locale e ridurre la dipendenza dagli aiuti umanitari.
L'Unione europea, il Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (UNDP) e la FAO hanno firmato ad Aden, l'8 ottobre, un accordo da 10 milioni di euro per un programma destinato alle comunità rurali dello Yemen. Il programma si chiama SANABEL e ha una durata di 42 mesi. L'obiettivo dichiarato è rafforzare le filiere agroalimentari, creare occupazione e migliorare la gestione dell'acqua in un Paese dove la guerra dura da oltre dodici anni.
Un accordo firmato mentre la crisi accelera
La firma è arrivata il giorno dopo che l'Organizzazione internazionale per le migrazioni (IOM) aveva reso noto un dato preciso: 201.217 persone sfollate in Yemen. I numeri dell'IOM raccontano un'accelerazione rapida. A metà settembre gli sfollati erano 76.000, alla fine del mese oltre 145.000, il 7 ottobre più di 201.000. Quasi tutti hanno lasciato le proprie case dopo il 1° settembre. Lo spostamento riguarda dieci governatorati. Ta'iz da sola concentra 114.000 sfollati, il 57% del totale. Seguono Lahj con 42.000 e Aden con 20.000. Oltre 3.700 persone sono fuggite via mare verso Gibuti.
Cosa serve a chi resta
Tra chi rimane nelle aree di origine, il 35% indica il riparo come bisogno più urgente e il 33% il cibo. La direttrice generale dell'IOM, Amy Pope, ha chiesto ai donatori di agire subito. Il piano di risposta umanitaria per lo Yemen è finanziato al 20%. È in questo quadro che si inserisce il programma firmato ad Aden, che lavora con agricoltori, imprese e istituzioni locali lungo le filiere agroalimentari. Il sostegno riguarda anche il settore privato, la governance locale, l'agricoltura adattata al clima e la gestione delle risorse idriche. Noura Hamladji, rappresentante residente dell'UNDP in Yemen, ha affermato che proteggere i redditi ora è decisivo. L'ambasciatore dell'UE Patrick Simonnet ha detto che il programma trasforma il potenziale agricolo del Paese.
Progetti già avviati sul terreno
Il nuovo accordo non parte da zero. A Marib, a giugno 2025, ottanta donne hanno completato una formazione sulla lavorazione del sesamo: estrazione dell'olio, tahina, saponi, confezionamento e competenze imprenditoriali. Le autorità locali hanno allestito un mercato comunitario per la vendita. Una partecipante, Shaimaa, ha raccontato che l'attività le fornisce un reddito e sostiene la sua famiglia. Nel villaggio di Al-Mekhshaba, nel governatorato di Lahj, nove donne hanno aperto un'unità di trasformazione alimentare alimentata a energia solare, nell'ambito del programma ERRY III finanziato da UE e Svezia. Abeer Saleh, una delle partecipanti, ha detto che il progetto ha dato loro un futuro. Le attrezzature solari rispondono a due problemi concreti: il costo elevato del carburante e l'elettricità inaffidabile.
L'UNDP ha inoltre documentato percorsi di sostentamento basati su gruppi di risparmio nei villaggi del governatorato di Taiz. Dunia, madre di tre figli nel distretto di Al-Mawasit, ha scelto l'apicoltura.
Il quadro in cui si inserisce
I progetti documentati ricadono in aree che oggi sono tra le prime tre per numero di sfollati. Il comunicato non specifica quali governatorati saranno coinvolti dal programma SANABEL, quante persone saranno raggiunte né quali misure siano dedicate specificamente alle donne. I 10 milioni di euro non sono garantiti come arrivo effettivo nei villaggi descritti. Resta il fatto che l'approccio scelto non è isolato: l'Italia ha già sperimentato un modello simile con la missione Food for Gaza.
Perché conta
Questa notizia non parla di una svolta improvvisa. Parla di un modo di intervenire che sceglie la scala piccola e la durata lunga: un'unità alimentare a energia solare in un villaggio, ottanta donne formate sulla lavorazione del sesamo, una donna che decide di dedicarsi all'apicoltura. Sono numeri che non fanno rumore e non competono con i grandi titoli sugli sfollamenti, che nello stesso periodo crescono di decine di migliaia di persone a settimana.
Il punto è che la cooperazione tra istituzioni diverse — Unione europea, UNDP, FAO, autorità locali — costruisce qualcosa che gli aiuti di emergenza, per loro natura, non possono costruire: la capacità di produrre reddito là dove le persone vivono. Proteggere un reddito significa dare a una famiglia una ragione per restare, o per tornare. È un progresso lento, verificabile solo sul campo, che non si annuncia con un comunicato ma con un raccolto, una vendita, un'attrezzatura che funziona senza carburante. Il modo di guardare le crisi cambia qui: non solo quanto cibo arriva, ma chi lo produce e con quali mezzi.
Articolo originale della redazione di Good News · WitUp, scritto a partire dalla notizia pubblicata da buonenotizie.it.