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L'isola di Jersey protegge il 21% delle sue acque marine dalla pesca a strascico

Foto: Stephen Crowley / Unsplash

Il governo autonomo britannico ha esteso le aree marine protette dal 6% al 21,7% delle acque territoriali, entrate in vigore il 1° settembre. Le nuove regole vietano la pesca a strascico e altre pratiche dannose per gli habitat.

L'isola di Jersey ha annunciato alla fine di agosto l'estensione delle proprie aree marine protette, portandole dal 6% al 21,7% delle acque territoriali. Le nuove regole, entrate in vigore il 1° settembre, vietano la pesca a strascico e altre pratiche dannose per gli habitat marini. L'aumento riguarda circa quindici punti percentuali di mare in più rispetto a prima e interessa alcune delle zone più preziose e fragili che circondano l'isola del Canale della Manica.

Un Bailiwick nel Canale della Manica

Jersey è un territorio semiautonomo di eredità normanno-britannica, uno dei tre considerati "Crown Protectorates" nell'ambito del Commonwealth britannico. Il suo status ufficiale è quello di "Bailiwick": amministra le proprie leggi e regolamenti ambientali, spesso in consultazione con funzionari francesi e britannici, vista la sua posizione nel Canale della Manica. È questa autonomia amministrativa a rendere possibile un intervento normativo diretto sulle proprie acque, senza passare per altre capitali.

Cosa cambia dal 1° settembre

Le nuove misure non si limitano a tracciare una linea sulle mappe. Le regolazioni entrate in vigore a inizio settembre vietano la pesca a strascico e altre pratiche considerate dannose per i fondali e per gli ecosistemi che li abitano. L'obiettivo dichiarato è proteggere le aree più vulnerabili attorno all'isola, quelle che il governo locale descrive come zone strutturalmente complesse, fondamentali come terreni di alimentazione e nursery per gli stock ittici e per la vita marina nel suo complesso.

Le parole del governo

Mary Le Hegerat, ministro dell'Ambiente di Jersey, ha definito i mari dell'isola "una delle più grandi risorse naturali dell'isola", sottolineando il ruolo delle zone oceaniche strutturalmente complesse come terreni di alimentazione e vivaio per i pesci e per le altre forme di vita marina. Francis Binney, responsabile delle risorse marine, ha aggiunto che proteggere oggi gli habitat importanti aiuta a garantire che le acque di Jersey restino produttive e biologicamente ricche in futuro, riconoscendo al tempo stesso le difficoltà del settore della pesca e l'impegno a lavorare con i pescatori per costruire un comparto resiliente ed economicamente sostenibile.

Pesca e conservazione, non una scelta obbligata

Il governo di Jersey sta lavorando attivamente con il settore ittico per aprire nuove aree di pesca meno sensibili al disturbo. L'intera rete di aree protette continuerà a essere gestita attraverso il Marine Spatial Plan del Bailiwick, preparato in consultazione con le autorità francesi. La posizione espressa dalle autorità locali è che non si tratti di scegliere tra conservazione e pesca, ma di assicurare che Jersey continui ad avere sia mari sani sia un'industria della pesca di successo per i decenni a venire. Un punto che trova un riferimento nelle osservazioni scientifiche sulle aree marine protette in diverse parti del mondo: proteggere gli ambienti marini più ricchi tende ad aumentare gli stock ittici nelle zone sfruttabili circostanti, con un vantaggio per il settore della pesca superiore a quello che si avrebbe lasciando quelle aree aperte alla pesca commerciale.

Perché conta

Le notizie ambientali che fanno più rumore sono spesso quelle degli annunci spettacolari. Questa è di altro tipo: un territorio piccolo, con un'amministrazione propria, che modifica le regole di utilizzo delle proprie acque e lo fa consultando i vicini e dialogando con chi quelle acque le sfrutta ogni giorno. Non c'è un colpo di scena, c'è un piano spaziale marino che continua a essere aggiornato, un ministro che parla di risorse naturali e un funzionario che parla di pescatori. Il progresso che non fa rumore assomiglia spesso a questo: procedure, consultazioni, percentuali che salgono dal 6 al 21,7 e che nessuno porterà in prima pagina, ma che cambiano ciò che accade sott'acqua.

C'è poi un aspetto che riguarda il modo di guardare le cose. Per anni la protezione del mare è stata raccontata come una sottrazione: meno spazio per chi pesca, meno libertà per chi lavora. La logica che emerge da Jersey è diversa e non oppone i due termini: le aree protette come investimento sulla produttività futura, la conservazione come condizione perché un settore economico resti in piedi. Non è una morale, è un'ipotesi di lavoro che si verifica sul campo, anno dopo anno, con i dati che arrivano dalle riserve marine di tutto il mondo.

Un'isola che estende la protezione dei propri mari di quindici punti percentuali non risolve il problema globale della salute degli oceani. Ma mostra che la scala piccola non è un alibi: è il livello al quale le regole si possono scrivere, applicare e verificare.


Articolo originale della redazione di Good News · WitUp, scritto a partire dalla notizia pubblicata da goodnewsnetwork.org.