· Good News

In vigore in Italia il diritto alla riparazione: cosa cambia

Foto: alexey turenkov / Unsplash

Dal 22 ottobre entra in vigore in Italia la normativa sul diritto alla riparazione, che obbliga i produttori a rendere più facile e conveniente riparare i prodotti invece di sostituirli. La misura punta a ridurre i rifiuti elettronici e a prolungare la vita degli apparecchi. Un cambiamento pratico per consumatori e ambiente.

Dal 22 ottobre 2026 l'Italia applica la direttiva europea sul diritto alla riparazione. Il decreto di recepimento è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 7 ottobre, dopo che il Paese aveva mancato la scadenza fissata al 31 luglio 2025 ed era stato raggiunto da una procedura di infrazione europea. Le nuove regole valgono anche per i contratti stipulati a partire dal 31 luglio 2025.

Cosa prevede la norma

La direttiva, approvata in ambito europeo nel 2024, stabilisce che i produttori non possono rifiutarsi di riparare un prodotto se non quando l'intervento è davvero impossibile. La riparazione deve essere gratuita oppure offerta a un prezzo e in tempi ragionevoli. Il campo di applicazione è ampio: lavatrici, lavastoviglie, asciugatrici, frigoriferi, aspirapolvere, smartphone, tablet, televisori, monitor, monopattini e biciclette elettriche.

Il testo vieta anche gli espedienti che finora rendevano la riparazione difficile o economicamente svantaggiosa: l'abbinamento delle componenti al numero di serie, le batterie incollate, le viti proprietarie, i componenti saldati. Sono banditi pure gli adesivi che minacciano la decadenza della garanzia e le limitazioni che riservano i pezzi di ricambio ai centri autorizzati.

Pezzi di ricambio e informazioni

I produttori devono consentire l'uso di componenti compatibili, di seconda mano o stampati in 3D, purché conformi agli standard europei. Per le aziende con sede fuori dall'Unione, gli obblighi ricadono sul rappresentante europeo, sull'importatore o sul distributore.

Chi ripara deve consegnare gratuitamente il modulo europeo di informazione sulla riparazione, con un preventivo valido 30 giorni per permettere al cliente di confrontare le offerte. Le spese di diagnosi sono ammesse solo se comunicate in anticipo. Se si sceglie di riparare invece di sostituire, la garanzia si allunga di 12 mesi.

Controlli e sanzioni

Presso il ministero delle Imprese è stato istituito un Osservatorio nazionale sulla riparazione. La Commissione europea dovrà attivare entro luglio 2027 una piattaforma online gratuita dedicata alle riparazioni. Le multe vanno da 5.000 a 50.000 euro, raddoppiate nei casi gravi, e l'Autorità garante della concorrenza e del mercato è l'organismo incaricato di farle rispettare.

Un problema che riguarda tutti

Il contesto in cui arriva la norma è quello di un'economia che produce ogni anno oltre 60 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici, di cui meno di un quarto viene riciclato correttamente. Nell'Unione europea i beni riparabili gettati via generano 35 milioni di tonnellate di rifiuti e 261 milioni di tonnellate di CO2 all'anno, con un costo per le famiglie stimato in circa 12 miliardi di euro. Sono numeri che descrivono un modo di consumare consolidato: l'oggetto che si rompe diventa un rifiuto, e comprarne uno nuovo costa meno che farlo aggiustare.

Perché conta

Il diritto alla riparazione non è una notizia che si annuncia con clamore. È una serie di regole tecniche — viti svitabili, batterie sostituibili, preventivi validi un mese — che cambiano il rapporto tra chi compra e chi produce. Il punto non è solo ambientale: è che per anni la riparazione è stata resa scomoda per scelta progettuale, e ora quella scelta diventa un illecito. Le cose che funzionano a lungo, in fondo, sono spesso quelle progettate da qualcuno che ha pensato a come si sarebbero potute aggiustare. Questa normativa prova a restituire quella possibilità a chiunque, non solo a chi ha un centro autorizzato sotto casa.


Articolo originale della redazione di Good News · WitUp, scritto a partire dalla notizia pubblicata da italiachecambia.org.