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In Brasile un progetto di restauro ripristinerà 1,8 milioni di ettari di savana

Foto: Alain LAGIER / Unsplash

Un programma di ripristino su scala ecosistemica nel Cerrado brasiliano è stato riconosciuto dalle Nazioni Unite tra i tre più ambiziosi al mondo. L'obiettivo è recuperare 4,4 milioni di acri di savana, un ecosistema spesso trascurato rispetto all'Amazzonia ma cruciale per la biodiversità e il clima.

In Brasile c'è un progetto di restauro ambientale che punta a recuperare 1,8 milioni di ettari di savana nel Cerrado, il vasto altopiano che occupa gran parte del centro del Paese. Il programma è stato riconosciuto dalle Nazioni Unite tra i tre più ambiziosi al mondo per scala e obiettivi. La superficie interessata — circa 4,4 milioni di acri — equivale a una porzione di territorio paragonabile a quella di una regione italiana di medie dimensioni.

Un ecosistema che non è l'Amazzonia

Quando si parla di conservazione in Brasile, il pensiero corre subito alla foresta amazzonica. Il Cerrado, però, è un altro mondo: una savana con alberi contorti, radici profonde e una stagione secca molto marcata. È considerata la savana più ricca di biodiversità del pianeta. Vi crescono specie che non esistono altrove, e vi nascono alcuni dei bacini idrografici più importanti del Sud America. Nonostante questo, per decenni è stato trattato come terra di conquista agricola più che come patrimonio naturale da difendere.

Cosa prevede il programma

L'obiettivo dichiarato è il ripristino su scala ecosistemica: non interventi isolati, ma un piano che coinvolge vaste aree continue, con l'idea di ricostruire paesaggi funzionanti e non solo macchie verdi separate tra loro. I dettagli operativi — tempi, tecniche, chi materialmente pianta e cura — non sono ancora pubblici. Quello che emerge è la dimensione: 1,8 milioni di ettari collocano il progetto in una categoria diversa rispetto alla maggior parte delle iniziative di riforestazione, che spesso si misurano in poche centinaia di ettari.

Il riconoscimento delle Nazioni Unite

L'inserimento tra i tre programmi più ambiziosi al mondo da parte dell'Onu non è un premio di consolazione. È un segnale di come le istituzioni internazionali stiano guardando al ripristino degli ecosistemi non forestali. Per anni le savane e le praterie sono rimaste fuori dalle grandi agende climatiche, considerate meno urgenti delle foreste pluviali. Il Cerrado entra ora in quella lista, con un peso che prima non aveva.

Ripristinare non è solo piantare alberi

Un progetto di questa scala solleva questioni pratiche che raramente finiscono nei comunicati. Ripristinare una savana non significa ricostruire una foresta: significa riportare un equilibrio tra erbe, arbusti, alberi e regime degli incendi, che in questi ambienti è parte del ciclo naturale. Servono conoscenze specifiche, tempi lunghi e il coinvolgimento di chi quel territorio lo conosce e lo abita. È un lavoro meno spettacolare di altre forme di restauro, ma altrettanto complesso.

Perché conta

Questa notizia non riguarda solo il Brasile. Riguarda il modo in cui abbiamo imparato a guardare i paesaggi: per decenni abbiamo considerato "natura da salvare" solo ciò che assomigliava a una foresta fitta e verde. Le savane, le praterie, le zone umide sono rimaste a lungo fuori dal nostro sguardo, e proprio per questo sono state le prime a essere convertite. Un programma da 1,8 milioni di ettari riconosciuto dalle Nazioni Unite dice che quel criterio sta cambiando. Non è una svolta improvvisa, né una vittoria già ottenuta: è un cantiere aperto, con numeri che si potranno verificare solo tra anni. Ma indica una direzione precisa: il progresso ambientale serio raramente fa rumore, e quasi mai assomiglia a un annuncio. Assomiglia a un lavoro lungo, fatto di scelte ripetute, su un territorio che qualcuno ha deciso di non considerare più sacrificabile.


Articolo originale della redazione di Good News · WitUp, scritto a partire dalla notizia pubblicata da goodnewsnetwork.org.