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Il Giappone ha lanciato la missione che riporterà sulla Terra campioni delle lune di Marte

Foto: Chamfjord. / Unsplash

Il 19 ottobre l'Agenzia spaziale giapponese ha avviato il viaggio della sonda destinata a prelevare suolo dalle lune marziane e a riportarlo a Terra. Sarebbe la prima volta nella storia: i campioni potrebbero chiarire l'origine di Phobos e Deimos e la storia del sistema solare.

Il 19 ottobre la sonda giapponese MMX (Martian Moons eXploration) è partita dal centro spaziale di Tanegashima a bordo del razzo H3, con l'obiettivo di raccogliere campioni di suolo dalle lune di Marte e riportarli sulla Terra. La missione, guidata dall'Agenzia spaziale giapponese JAXA, durerà cinque anni e ha un costo di 578 milioni di dollari, con la partecipazione di NASA, CNES francese, DLR tedesco e Agenzia spaziale europea. Se il piano andrà a buon fine, sarà la prima volta che l'umanità riporta a casa materiale prelevato da una luna diversa dalla nostra.

Un viaggio lungo cinque anni

Il decollo è avvenuto alle 15:41 ora della costa orientale degli Stati Uniti, le 4:41 del mattino del giorno successivo in Giappone. La sonda, che pesa circa cinque tonnellate, dovrebbe raggiungere Marte entro la tarda estate del 2027. Lì studierà da vicino le due piccole lune dal profilo irregolare, simile a una patata: Phobos, larga circa 22 chilometri, e Deimos, ancora più piccola. Poi tenterà qualcosa che nessuno ha mai fatto: atterrare su Phobos per prelevare campioni della sua superficie.

Il rover Idefix e la sfida della bassa gravità

Per muoversi sul terreno difficile di Phobos e nella sua gravità estremamente ridotta, la missione porta con sé un piccolo rover franco-tedesco chiamato Idefix, dal nome del cane bianco fedele dei fumetti di Asterix. Grande quanto un forno a microonde e con quattro ruote, sarà rilasciato per primo: esplorerà il terreno procedendo a velocità misurate in millimetri al secondo, alla ricerca di un punto sicuro dove far atterrare il modulo principale. Il lander resterà sulla superficie solo per circa due ore, usando strumenti giapponesi e americani per perforare e aspirare almeno dieci grammi di materiale, prima di tornare in orbita.

La domanda sull'origine delle lune

Gli scienziati vogliono capire come si siano formate queste due lune. Sono nate dai detriti di un grande impatto su Marte, oppure sono asteroidi catturati molto tempo fa? I campioni potrebbero chiudere definitivamente il dibattito. C'è di più: il materiale di Phobos potrebbe contenere granelli espulsi da Marte stesso nel corso di miliardi di anni, offrendo indizi sulla storia del pianeta rosso e forse anche sulle condizioni che hanno favorito la nascita della vita sulla Terra.

Il ritorno e le prospettive future

Dopo ulteriori osservazioni, compresi sorvoli di Deimos, la sonda MMX dovrebbe lasciare il sistema marziano nel 2030 e consegnare la sua capsula con i campioni nel deserto australiano nel 2031. La missione raccoglierà anche dati che potrebbero sostenere futuri viaggi umani verso Marte: la JAXA ha osservato che Phobos potrebbe un giorno servire come avamposto naturale o punto di sosta, e l'esperienza di andata e ritorno aiuterà a mettere a punto le tecnologie necessarie agli astronauti.

Perché conta

Le grandi imprese spaziali raramente sono il frutto di un solo Paese. Questa missione mette insieme Giappone, Stati Uniti, Francia, Germania ed Europa in uno sforzo comune, e il risultato non sarà una bandiera piantata da qualcuno, ma una capsula con dieci grammi di polvere consegnata in un deserto. È il tipo di progresso che non fa rumore: anni di lavoro, strumenti calibrati al millimetro, un rover che avanza a millimetri al secondo. Eppure da quei pochi grammi potrebbe uscire una risposta a una domanda che ci portiamo dietro da decenni, su come si sono formate le lune di Marte e su cosa quel pianeta ci può raccontare. A volte basta guardare più da vicino ciò che abbiamo sempre avuto accanto.


Articolo originale della redazione di Good News · WitUp, scritto a partire dalla notizia pubblicata da goodnewsnetwork.org.