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Il diritto al gioco per i bambini sfollati dai conflitti

Con quasi 50 milioni di minori costretti a lasciare le proprie case a causa delle guerre, diverse organizzazioni stanno mettendo in campo programmi per restituire loro spazi e momenti di gioco. L'iniziativa nasce dall'idea che il gioco aiuti a recuperare un senso di controllo sulla propria vita.
Con quasi 50 milioni di bambini costretti ad abbandonare le proprie case a causa di conflitti e violenze, secondo i dati Unicef riferiti alla fine del 2024, diverse organizzazioni internazionali stanno mettendo in campo programmi che restituiscono ai più piccoli uno spazio spesso negato dalla guerra: il gioco. L'obiettivo non è solo ricreativo. Come spiegano gli operatori coinvolti, il gioco organizzato aiuta i minori a recuperare quel senso di controllo sulla propria vita che il conflitto tende a cancellare. Le esperienze raccolte in Libano, Iraq, Etiopia e nei campi della Striscia di Gaza mostrano risultati concreti.
Il caso di Hamza
Hamza è un bambino palestinese di dieci anni che ha trascorso tutta la vita nel campo profughi di Nahr el-Bared, nel nord del Libano, tra sovraffollamento e spazi ridotti. Fino ai sei anni non aveva mai tenuto in mano una matita né aperto un libro, e a scuola appariva chiuso, silenzioso, restio a interagire con i coetanei. La svolta è arrivata con il programma Enhancing Quality and Inclusive Education, gestito dall'organizzazione Right To Play. Accanto alla logopedia, Hamza ha partecipato ad attività di gruppo che lo hanno aiutato a esprimere le proprie emozioni attraverso il disegno, la narrazione e il gioco di ruolo. Il suo gioco preferito era "indovina l'emozione", in cui un bambino interpreta un sentimento e gli altri devono riconoscerlo. Dopo un anno sapeva scrivere il proprio nome e aveva stretto amicizie; dopo quattro anni partecipava attivamente alle lezioni e confidava alla maestra di voler diventare dentista.
Giocare non significa caos
Racha Nasreddine, direttrice per il Libano della stessa organizzazione, chiarisce che il gioco strutturato non va confuso con il semplice movimento disordinato. Si tratta piuttosto di trasferire conoscenze in modo interattivo, rendendo il bambino protagonista del proprio apprendimento. Un elemento centrale, sottolinea, è la routine: nei contesti di guerra i minori perdono il controllo sulla propria giornata, e il gioco può restituirne una parte. Le conseguenze psicologiche dei conflitti sui bambini sono documentate: disturbo da stress post-traumatico, ansia, depressione, mutismo selettivo, disturbi del sonno, comportamenti aggressivi o di ritiro. A questo si aggiunge la chiusura delle scuole, la mancanza di parchi e spazi verdi e le condizioni anguste dei campi. Eppure l'articolo 31 della Convenzione Onu sui diritti dell'infanzia riconosce il gioco come diritto fondamentale.
Parchi co-progettati e strutture modulari
Per rispondere a questa esigenza, diverse realtà internazionali stanno sviluppando soluzioni diverse. L'organizzazione Catalytic Action utilizza design e architettura per creare spazi di gioco in zone di conflitto e disastri. La co-fondatrice Joana Dabaj spiega che il processo di co-progettazione con i bambini è importante quanto il risultato finale: i minori disegnano il parco dei loro sogni, acquisendo così un senso di agency. Un esempio è il cortile realizzato con il non-profit Habibi International nel campo profughi di Bersive, nel Kurdistan iracheno. Il parco presenta panche sfalsate che fungono anche da trampolini, fori nel muro per il nascondino, uno spazio centrale per il gioco con la palla, altalene, scivoli, campi da biglie e strumenti sensoriali come tubi sonori, uno xilofono e un volante. Strutture pensate per durare anni, non settimane.
Su un fronte diverso si muove la britannica Playrise, che ha ideato parchi giochi modulari facili da smontare e riconfigurare con accessori diversi: amache, altalene, sbarre e strumenti musicali. I progetti sono stati sviluppati con i bambini in Etiopia ed Egitto, e il primo prototipo sarà installato in un campo ad Aysaita, in Etiopia. La co-fondatrice Ariana Mouyiaris Meininger osserva che nei contesti di conflitto i bambini vengono "adultizzati" precocemente, costretti ad assumersi responsabilità che non spetterebbero loro.
Il gioco come terapia
Kieran King, responsabile umanitario di War Child UK, spiega che il gioco organizzato può aiutare i bambini a rielaborare i ricordi traumatici in modo più sano, ma non può basarsi solo su strutture ben progettate: va integrato nei programmi di protezione dell'infanzia, con facilitatori formati. La psicologa clinica Helen Christie, formatrice per la Children & War Foundation, sottolinea l'importanza della "fantasia" nella terapia psicosociale: attività che ripropongono eventi traumatici come bombardamenti o sfollamenti dovrebbero evolvere verso una narrazione riparativa, non limitarsi a ripetere il trauma. Per esempio, "provare" un finale diverso per un incubo ricorrente attraverso il gioco di ruolo può favorire la guarigione.
Perché conta
Nei campi di Khan Yunis, l'organizzazione Palestine Play Projects ha abbandonato i parchi fisici dopo l'inizio della guerra a Gaza nell'ottobre 2023, optando per sessioni di gioco con il gruppo teatrale Child Smile. I facilitatori arrivano con un semplice zaino di risorse e usano metodi come Magic Mitten, uno strumento psicosociale con storie e personaggi animali, per parlare di emozioni e tenere un diario. Yara, undici anni, sfollata dal nord di Gaza dopo la perdita di tutta la famiglia, era chiusa e a tratti aggressiva; dopo due settimane di sessioni ha mostrato un cambiamento notevole, riuscendo infine a scrivere del proprio dolore. Secondo la Banca Mondiale, solo il 3% degli aiuti umanitari va all'istruzione, e una frazione minima raggiunge il sostegno basato sul gioco. Eppure queste esperienze indicano una direzione precisa: il benessere dei bambini non dipende solo da cibo, riparo e cure mediche, ma anche dalla possibilità di immaginare, creare e giocare. Restituire il gioco significa restituire un pezzo di infanzia, e con essa la capacità di guardare al futuro.
Articolo originale della redazione di Good News · WitUp, scritto a partire dalla notizia pubblicata da positive.news.