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Il CNR studia la salute dei mari ascoltando i suoni sottomarini
Ricercatori del CNR registrano i suoni al largo di Venezia per valutare lo stato degli ecosistemi marini: il ritmo e le variazioni acustiche rivelano la presenza e l'attività degli organismi. Il metodo permette un monitoraggio continuo e non invasivo, utile per capire come i mari reagiscono ai cambiamenti ambientali.
Il CNR ha annunciato il 12 ottobre uno studio, pubblicato su Ecological Indicators, che individua un ritmo giorno-notte nei suoni sottomarini registrati al largo di Venezia. Le registrazioni sono state effettuate con idrofoni installati sulla piattaforma oceanografica Acqua Alta, in Adriatico. Il ritmo è stato rilevato nei suoni ad alta frequenza e, secondo i ricercatori, non è spiegabile soltanto con fattori fisici. I firmatari dello studio sono Pier Francesco Moretti, Angela Pomaro e Silvano Buogo; Pomaro è affiliata all'Istituto di Scienze Marine del CNR.
Come si ascolta un mare
L'idea alla base del lavoro è diversa da quella di chi cerca di isolare un singolo segnale: il metodo considera l'intero paesaggio sonoro, il soundscape, invece di separare le fonti una per una. Gli idrofoni registrano quanto accade sott'acqua e l'analisi guarda all'insieme dei suoni, non al rumore di un singolo animale o di una singola nave. È un approccio che sposta l'attenzione dalla sorgente all'ambiente nel suo complesso.
La ricerca rientra nel progetto SEAmPhonia, finanziato nell'ambito dei progetti nazionali di ricerca del 2022 e condotto da CNR, Sapienza Università di Roma e Università di Padova. Il lavoro non si limita all'analisi dei dati: nell'ambito del progetto è stato sviluppato un nuovo sistema di idrofoni a fibra ottica, per il quale sono state avviate le procedure di brevetto. È inoltre previsto uno studio di fattibilità per il monitoraggio degli ecosistemi con questi sensori.
Un indicatore paragonato alla temperatura
Moretti ha paragonato l'indicatore a un parametro sintetico di salute, come la temperatura corporea: un valore che riassume uno stato senza descrivere ogni singolo processo. Il ritmo individuato nei suoni, secondo i ricercatori, potrebbe riflettere l'attività collettiva degli organismi e lo stato dell'ecosistema. Il metodo presenta alcune caratteristiche tecniche che lo distinguono da altri sistemi di misura: è continuo, non invasivo e consente il confronto tra luoghi diversi. Inoltre, l'indicatore è indipendente dalla calibrazione degli strumenti, a differenza delle misure di livello sonoro previste dalla direttiva europea sulla strategia marina, che attualmente richiede di misurare i livelli di rumore e il rumore delle navi.
Un punto di ascolto
Il risultato proviene da un unico punto di ascolto in Adriatico. La sua replicazione altrove non è stata ancora testata, e non è chiaro quali cambiamenti dell'ecosistema il ritmo possa segnalare. Si tratta di uno studio osservativo su singolo sito, non ancora validato in altre aree. Sono elementi che i ricercatori stessi pongono come limiti del lavoro, e che definiscono la portata di quanto osservato finora.
Perché conta
Il valore di questa ricerca sta nel modo in cui guarda al problema. Invece di misurare il rumore come un dato isolato, propone di ascoltare l'insieme dei suoni di un ambiente e di leggerne le regolarità. Un ritmo che si ripete tra giorno e notte diventa così un'informazione sull'attività degli organismi, non solo una misura di intensità acustica. È un cambio di prospettiva che rende confrontabili luoghi diversi e che non dipende dalla taratura dei singoli strumenti.
Il progresso che si vede qui è lento e poco appariscente: un indicatore da affinare, una rete di sensori da collaudare, una verifica da fare in altri mari. Non c'è una conclusione definitiva, ma un metodo che si rende disponibile a chi studia gli ecosistemi marini e a chi deve decidere come monitorarli. Saper ascoltare un ambiente, prima di misurarlo, è già un modo diverso di capirlo.
Articolo originale della redazione di Good News · WitUp, scritto a partire dalla notizia pubblicata da buonenotizie.it.