· Good News

Il Brasile approva la settimana lavorativa di 5 giorni senza tagli allo stipendio

Foto: tommao wang / Unsplash

Il parlamento brasiliano ha ridotto l'orario di lavoro da 44 a 40 ore settimanali su cinque giorni, mantenendo invariata la retribuzione. La misura entrerà in vigore gradualmente.

Il parlamento brasiliano ha promulgato l'emendamento costituzionale 141, che pone fine alla settimana lavorativa di sei giorni e introduce un modello massimo di 40 ore distribuite su cinque giorni. Il Senato aveva approvato la riforma il 14 ottobre con 75 voti favorevoli e uno contrario, pochi giorni prima del ballottaggio presidenziale del 25 ottobre tra Luiz Inácio Lula da Silva e Flávio Bolsonaro. La misura, sostenuta dal presidente Lula, entrerà in vigore in modo graduale e vieta tagli salariali legati alla riduzione dell'orario.

Il passaggio dal 44 al 40

Il nuovo sistema, chiamato 5x2, prevede una fase di transizione scandita da due tappe. Dal 15 dicembre 2026 il tetto massimo scenderà dalle attuali 44 ore a 42 ore settimanali; nel dicembre 2027 il limite scenderà ulteriormente a 40 ore. Le regole stabiliscono che la riduzione dell'orario non possa comportare una diminuzione della retribuzione. È previsto inoltre che almeno un giorno di riposo cada preferibilmente di domenica, mentre i contratti collettivi potranno definire la distribuzione dei turni entro le tutele fissate dalla normativa.

Chi è coinvolto

Secondo il Ministero del Lavoro brasiliano, circa 14,9 milioni di lavoratori sono attualmente impiegati nel modello 6x1. La riduzione dell'orario riguarda in modo ampio i settori del commercio, dei servizi, dell'industria e della logistica. Sono esclusi i dipendenti pubblici, per i quali valgono regole specifiche, e alcune categorie professionali godono di eccezioni particolari.

Un'onda che attraversa l'America Latina

Il Brasile non è il primo paese della regione a muoversi in questa direzione. Il Cile ha approvato nel 2023 una legge che riduce la settimana da 45 a 40 ore senza tagli alla retribuzione: dal mese di aprile 2026 è a 42 ore, con l'obiettivo di arrivare a 40 nel 2028. La Colombia, dal 15 luglio 2026, ha abbassato il tetto massimo da 48 a 42 ore, consentendo di distribuire l'orario su cinque o sei giorni e mantenendo invariata la paga. Il Messico ha approvato una riforma costituzionale che prevede il passaggio da 48 a 40 ore entro il 2030, con le prime riduzioni a partire dal 2027 e senza riduzioni salariali.

Il caso italiano

In Italia la settimana lavorativa ordinaria è di 40 ore, con la possibilità di condizioni più brevi stabilite dai contratti. Il dibattito pubblico si concentra soprattutto sulla settimana di quattro giorni a parità di retribuzione, un tema che resta distinto rispetto alle riforme latinoamericane, che intervengono sul tetto massimo delle ore e sulla distribuzione sui giorni.

Perché conta

Le riforme sul tempo di lavoro raccontano un cambiamento che procede per tappe, con date fissate e verificabili, e che coinvolge milioni di persone senza annunci roboanti. Il caso brasiliano mostra come una modifica costituzionale possa tradursi in un calendario di adeguamenti progressivi: prima 42 ore, poi 40, con il vincolo esplicito di non toccare gli stipendi. È un modo di guardare al progresso sociale che non si misura in un colpo solo, ma nella capacità di costruire passaggi intermedi e di renderli sostenibili nel tempo.

Vale però la pena ricordare un punto che la riforma stessa non nasconde: l'introduzione del modello 5x2 non garantisce automaticamente una maggiore produttività né condizioni di lavoro migliori. Il testo interviene sull'orario e sulla retribuzione, non sulle dinamiche organizzative che quei numeri dovranno poi reggere. La lezione, allora, è duplice: le conquiste che durano sono quelle scritte con precisione e attuate con gradualità, ma restano un punto di partenza, non un traguardo.


Articolo originale della redazione di Good News · WitUp, scritto a partire dalla notizia pubblicata da greenme.it.