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Ian Rankin racconta come la scrittura lo aiuta a elaborare le esperienze difficili
L'autore scozzese parla del ruolo della narrativa nel dare senso ai momenti complessi della vita. Nel libro condivide anche la scelta di destinare parte dei suoi guadagni a cause sociali.
Ian Rankin torna in libreria con un thriller che non ha per protagonista John Rebus. "The Heights", pubblicato l'8 ottobre da Orion Fiction, è il primo romanzo autonomo dell'autore scozzese dopo vent'anni: la storia si svolge in un lussuoso condominio londinese, dove la detective Gillian Gish indaga sull'omicidio di un concierge notturno. Classe 1960, originario di Cardenden nel Fife e da decenni trapiantato a Edimburgo, Rankin ha alle spalle oltre 35 milioni di copie vendute nel mondo e una carriera costruita soprattutto sulla serie dedicata al detective Rebus, più volte approdata in televisione.
Una sfida per non adagiarsi
Lasciare per un libro il proprio personaggio più noto e la città che da sempre fa da sfondo alle sue storie è, per Rankin, un modo per rimettersi alla prova. "C'è sempre la paura di adagiarsi", racconta parlando dal suo ufficio di casa a Edimburgo, spiegando che darsi un nuovo obiettivo gli sembra un esercizio utile. Il cambio di ambientazione gli permette anche di guardare a una città in cui convivono ricchezze estreme e persone in difficoltà, a volte a pochi isolati di distanza. Non è una novità nel suo modo di intendere il genere: per Rankin il romanzo poliziesco è una forma capace di contenere qualsiasi tema, dall'intrattenimento alle questioni morali, fino al ritratto di una cultura o di un Paese.
La scrittura come strumento
Il rapporto di Rankin con la scrittura nasce da un'esperienza dolorosa. Arrivato all'università, vide la madre ammalarsi un mese dopo il suo trasferimento e morire quando lui aveva 19 anni. "I miei primi due anni di università sono stati un periodo piuttosto buio", ricorda, aggiungendo che scrivere era il suo modo di dare un senso al mondo. Lo stesso meccanismo è tornato anni dopo, quando ha saputo che il figlio non avrebbe potuto camminare: in uno dei romanzi di Rebus decise di mettere la figlia del detective su una sedia a rotelle. "La scrittura è un modo di affrontare le cose", spiega. "Affidi i tuoi problemi e le tue domande a un personaggio di finzione e lo lasci preoccuparsene, e puoi trovare una soluzione o un po' di chiusura."
Una parte dei guadagni alle cause sociali
Il figlio più giovane, Kit, 32 anni, ha la sindrome di Angelman, una rara condizione genetica che può causare disabilità fisiche e cognitive gravi, e vive in assistenza a tempo pieno. Crescerlo ha portato Rankin e la moglie Miranda, conosciuta ai tempi dell'università, a incontrare altre famiglie in difficoltà: genitori che faticavano a comprare una sedia a rotelle, a far installare una rampa, a ottenere l'educazione o il sostegno adeguati. Con il crescere del successo dei suoi libri, i due hanno costituito un fondo benefico e destinano oggi, secondo la stima dell'autore, tra il 20 e il 30 per cento del suo reddito netto a buone cause. Una parte dei fondi va a organizzazioni internazionali come Medici Senza Frontiere e WaterAid, un'altra a progetti legati all'alfabetizzazione e al sostegno di giovani con bisogni aggiuntivi.
Il cavaliere che resta con i piedi a terra
Nel 2023 Rankin è stato insignito del titolo di cavaliere per i servizi alla letteratura e alla beneficenza. Nel suo quartiere, racconta, l'appellativo non gli ha portato molto: al bar locale qualcuno ogni tanto si affaccia alla porta e gli chiede dove abbia parcheggiato il cavallo. A contare, per lui, è piuttosto ciò che quel riconoscimento dice del genere in cui ha speso gran parte della sua vita. Per molto tempo nel Regno Unito, osserva, ha pesato un atteggiamento snobistico verso la narrativa popolare o commerciale, considerata di rango inferiore rispetto a quella letteraria. Che la famiglia reale abbia parlato di servizi alla letteratura, e non alla narrativa commerciale, è per lui un segnale importante.
Perché conta
La storia di Rankin ricorda che il mestiere di raccontare non è separato dalla vita di chi lo esercita. Le difficoltà personali, invece di restare fuori dalla pagina, diventano materiale narrativo: un dolore privato si trasforma in una storia che altri possono leggere, e il successo che ne deriva può tornare indietro sotto forma di sostegno concreto a chi è in difficoltà. C'è poi la questione del tempo. A 66 anni, con la pensione statale appena arrivata, Rankin continua a cercare nuove sfide: un altro ciclo televisivo di Rebus è in arrivo e vorrebbe scrivere un nuovo romanzo nel 2027, a quarant'anni dall'esordio del detective con "Knots & Crosses", anche se ammette che tenere il personaggio realistico, ormai vicino agli ottant'anni e finito in prigione nell'ultimo libro, non è semplice.
Ripensando alla propria carriera, ha osservato di essere stato fisicamente presente per la famiglia, ma con la testa spesso occupata da una trama o da un problema da risolvere in un libro, e di rammaricarsi per alcuni momenti che sente di aver mancato. Eppure l'impulso di allora non si è spento: "Sono sostanzialmente lo stesso ragazzo che ero a 10, 11, 12 anni", dice, "seduto in camera mia a inventare storie, a vivere avventure nella mia testa. È ancora lì che sono più felice."
Articolo originale della redazione di Good News · WitUp, scritto a partire dalla notizia pubblicata da positive.news.