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Gorilla orientale di pianura nata in natura dopo il ritorno in libertà nella RDC
Una femmina di gorilla orientale di pianura, orfana e reinserita con successo nel Parco Nazionale dei Virunga, ha dato alla luce un cucciolo lo scorso 21 maggio. È uno dei primi casi documentati di riproduzione in natura per questa specie dopo un programma di rewilding, un risultato che rafforza le strategie di conservazione a lungo termine.
Una femmina di gorilla orientale di pianura, Lulingu, ha dato alla luce un cucciolo il 21 maggio nel Parco Nazionale dei Virunga, nella Repubblica Democratica del Congo. È uno dei primi casi documentati di riproduzione in natura per questa specie dopo un percorso di reinserimento in libertà. Lulingu era stata liberata con altre tre femmine alla fine del 2024, dopo un lungo periodo di cura in un santuario. Il padre del piccolo è un maschio selvatico che vive sul Monte Tshiaberimu, segno che la femmina si è integrata nel gruppo di gorilla già presente sul territorio.
Da orfana a madre
Lulingu era stata recuperata quando aveva appena 18 mesi, dopo essere stata strappata alla sua famiglia e venduta nel commercio illegale di animali selvatici. Era il più giovane esemplare orfano mai arrivato al GRACE, l'unico santuario al mondo dedicato ai gorilla orientali di pianura salvati. Lì ha ricevuto assistenza continua, giorno e notte, prima che un'altra femmina, Pinga, ne diventasse la madre adottiva e la accogliesse nel gruppo più ampio del santuario. In quel gruppo c'erano anche Mapendo, Ndjingala e Isangi, le tre femmine che poi avrebbero condiviso con lei il ritorno in natura.
Un ritorno preparato in cinque anni
La liberazione delle quattro femmine è stata il punto d'arrivo di un percorso di rewilding durato più di cinque anni, condotto da GRACE, dal Parco Nazionale dei Virunga e dalle comunità locali, con il sostegno di Gorilla Doctors e Re:wild. Tutte e quattro si sono unite al gruppo del maschio dominante. Un team di monitoraggio le segue da vicino dal dicembre 2024: osserva i loro comportamenti alimentari, registra gli accoppiamenti con il maschio e raccoglie campioni di urina in modo non invasivo dalle foglie, usando test di gravidanza umani per rilevare i livelli ormonali legati a una possibile gestazione.
Una gravidanza seguita dagli esperti
Le gravidanze dei gorilla durano in genere tra gli otto e i nove mesi. Almeno un'altra delle femmine reinserite potrebbe essere incinta e partorire nelle prossime settimane o mesi. Katie Fawcett, direttrice esecutiva e scientifica di GRACE Gorillas, ha parlato di una tappa importante per la specie, ricordando che allevare un piccolo in natura può essere difficile anche per madri esperte. Il veterinario sul campo Cedric Kibengo, coinvolto nel progetto di reintroduzione fin dall'inizio, ha spiegato che nessuna delle quattro femmine ha avuto bisogno di cure veterinarie per malattie o ferite dopo il ritorno in libertà, e che madre e piccolo sono in salute.
Cosa osservano i ranger
Il cucciolo di Lulingu offre a scienziati e conservazionisti l'occasione rara di osservare una femmina reinserita mentre alleva il suo primo piccolo, e di capire meglio come le femmine reintrodotte reagiscono a una nuova nascita. Benoit Ishaba, ranger e responsabile del monitoraggio dei gorilla sul Monte Tshiaberimu, racconta di averla vista allattare, cullare e giocare con il piccolo, e che l'altro giovane gorilla del gruppo mostra interesse per il neonato, mentre Lulingu si dimostra paziente con lui. Il parto rappresenta anche un passo verso l'obiettivo centrale del progetto: dare un contributo genetico alla piccola e isolata popolazione di gorilla che vive sul Tshiaberimu.
Perché conta
Le nascite nel mondo animale si contano spesso come numeri, ma dietro ognuna c'è una catena di gesti che raramente finisce sotto i riflettori. Qui la catena è lunga: il recupero di una cucciola di 18 mesi, le cure continue, una madre adottiva che l'ha accolta, cinque anni di lavoro preparatorio, ranger che raccolgono foglie per analizzare ormoni, veterinari pronti a intervenire. Nessuno di questi passaggi, da solo, avrebbe prodotto il cucciolo nato il 21 maggio. Il risultato è arrivato dalla somma di attenzioni pazienti, protratte per anni, in un campo dove i tempi si misurano in generazioni di gorilla e non in stagioni. Mary Brown, responsabile del programma Africa di Re:wild, ha ricordato che ogni piccolo sano non è solo un'aggiunta alla popolazione, ma un segno di ciò che è possibile con cura di lungo periodo, collaborazione e protezione mirata. È un modo di guardare la conservazione che non promette scorciatoie: costruisce le condizioni, poi aspetta. E a volte, come in questo caso, la natura risponde.
Articolo originale della redazione di Good News · WitUp, scritto a partire dalla notizia pubblicata da goodnewsnetwork.org.