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Giardini nati dalle macerie: resistenti, belli e ricchi di biodiversità

Alcuni giardini sperimentano l'uso di scarti edili come base per piantumazioni tolleranti alla siccità. Il risultato sono spazi verdi che richiedono poca manutenzione e ospitano una varietà insolitamente alta di specie.

Londra, sobborgo di Forest Hill. All'ingresso dei Horniman Museum and Gardens, dove nel 1901 è stato costruito l'edificio originale con la torre dell'orologio, il capo giardiniere Errol Reuben Fernandes ha fatto una scelta che a prima vista può sembrare controintuitiva: al posto di aiuole tradizionali ha usato 25 tonnellate di aggregato di cemento di recupero, ricavate dalla ristrutturazione di un vialetto, per creare un giardino fatto di macerie. Non è un esperimento isolato: esperienze simili si stanno moltiplicando tra Regno Unito e Svezia, con l'obiettivo di spazi verdi che richiedono poca acqua, poca manutenzione e ospitano una biodiversità insolitamente alta.

Che cos'è un giardino di macerie

L'idea di base è semplice: invece di partire dal terreno fertile, si parte da ciò che resta di un cantiere. Cemento, ghiaia, sabbia, detriti di demolizione diventano il substrato su cui crescono piante xerofile, cioè specie adattate a vivere con pochissima acqua. Al Horniman la selezione arriva dal Mediterraneo, ma anche da Perù, Cile, Bolivia e Messico: regioni, spiega Fernandes, dove le piante affrontano estati molto calde e inverni molto freddi. La stratificazione del materiale — pezzi più grossi sul fondo, via via più fini verso la superficie — crea drenaggio e permette a queste specie di superare gli inverni britannici umidi, che in un terreno normale le metterebbero in difficoltà.

Non è una novità assoluta

Vale la pena ricordare che l'approccio non nasce oggi. Già negli anni Novanta le giardiniere Beth Chatto e Derry Watkins sperimentavano i giardini di ghiaia. Più di recente, in Svezia, il garden designer Peter Korn ha sviluppato la piantumazione su base sabbiosa, mentre in Essex John Little, considerato un punto di riferimento per il giardinaggio sui terreni dismessi, ha messo a punto tecniche proprie per questi ambienti. Quello che cambia ora è la scala e la visibilità: da nicchia sperimentale, i giardini di macerie stanno entrando nei programmi di istituzioni pubbliche e di aziende agricole.

Il problema dei giardini delle nuove case

Per Nathan Apperley, head gardener di Yeo Valley Organic, il tema ha implicazioni che vanno oltre l'estetica. L'anno scorso in Inghilterra sono state costruite più di 40.000 nuove abitazioni, e secondo Apperley i giardini di questi edifici lasciano spesso gli abitanti delusi: finita la casa, si stende uno strato di terriccio e si posa il prato da recinzione a recinzione, sopra un sottosuolo compatto che drena male. Il risultato, dice, è un giardino che fallisce e scoraggia chi ci abita. Un giardino di macerie, con il suo aspetto naturale e selvatico, attira invece popolazioni diverse di api, coleotteri e ragni, che secondo Apperley creano un piccolo ecosistema funzionante. Nel frattempo, nella fattoria di Blagdon, nel Somerset, il suo team sta allestendo un esperimento con materiali di cantiere frantumati: i lavori sono ancora in corso e richiedono tecniche insolite, come piantare a colpi di piccone, ma i risultati durante la siccità di quest'anno sono stati definiti notevoli.

Anche in giardino di casa

Non serve un museo per provarci. Elizabeth Waddington, progettista di permacultura in Scozia, racconta che restaurando un vecchio fienile di pietra si è ritrovata con un mucchio di materiale di scarto davanti a casa, che ha lasciato lì senza piantare nulla. Quel cumulo è diventato l'habitat di numerosi fiori selvatici autoctoni, con molte meno erbe infestanti di quante ne comparirebbero in un giardino concimato. Non è un giardino curato, precisa, e non sarà mai fertile come un'aiuola vera: assomiglia piuttosto a un ciglio di siepe o a un prato fiorito, ed è nato senza alcun intervento.

Fernandes suggerisce di spiegare le proprie intenzioni ai vicini, perché un cumulo di cemento, prima di essere piantumato, può sollevare più di qualche perplessità. Racconta di una visitatrice di 92 anni che gli ha chiesto quando avrebbero rimosso il giardino per gli impollinatori: ha dovuto spiegarle che era voluto e che sarebbe rimasto. Quella curiosità, dice, è preziosa, perché il dialogo aiuta a capire.

Perché conta

Il giardino di macerie non è una trovata estetica né una moda passeggera: è un modo diverso di guardare due problemi insieme, i rifiuti edilizi e la siccità, e di accorgersi che l'uno può diventare la risposta all'altro. Ci ricorda che il suolo fertile non è l'unico punto di partenza possibile, e che a volte ciò che sembra un ostacolo — un mucchio di detriti, un sottosuolo compatto — è solo un materiale che non abbiamo ancora imparato a leggere. Il progresso di cui si parla qui non fa rumore: sta in un piccone usato per piantare, in un drenaggio fatto di ghiaia grossa sul fondo, in una signora di 92 anni che alla fine capisce perché quel cemento resta dov'è. Sono scelte piccole, ripetibili, che cambiano il modo in cui vediamo un cantiere: non più solo un luogo da pulire, ma una base da cui ricominciare.


Articolo originale della redazione di Good News · WitUp, scritto a partire dalla notizia pubblicata da positive.news.