· Good News

Frutta secca e melograni: un composto naturale migliora la funzione cardiaca

Foto: Giampiero Fanni / Unsplash

Uno studio del King's College di Londra ha scoperto che l'urolitina A, composto prodotto dall'organismo dopo il consumo di melograni, noci e frutti di bosco, può migliorare la funzione cardiaca fino all'80% in un tipo di insufficienza cardiaca con poche opzioni terapeutiche. La ricerca apre una possibile via di trattamento basata su molecole naturali.

Un composto che l'organismo produce dopo il consumo di melograni, noci e alcuni frutti di bosco migliora la capacità del cuore di rilassarsi e riduce il tessuto cicatriziale. È quanto emerge da uno studio del King's College di Londra sull'urolitina A, molecola naturale al centro di un crescente interesse per i suoi legami con l'invecchiamento in salute e con la funzione mitocondriale, il processo che genera energia nelle cellule. La ricerca, finanziata dalla British Heart Foundation, indica nella molecola un possibile bersaglio terapeutico per una forma di insufficienza cardiaca che oggi dispone di poche opzioni di trattamento.

Una forma di scompenso difficile da curare

Il lavoro dei ricercatori londinesi riguarda l'insufficienza cardiaca a frazione di eiezione preservata. In questa condizione il cuore mantiene la capacità di pompare il sangue, ma diventa rigido e fatica a rilassarsi tra un battito e l'altro, riempiendosi con maggiore difficoltà. Si tratta di una forma che rappresenta circa la metà di tutti i casi di insufficienza cardiaca e che si manifesta con respiro corto, affaticamento, ridotta capacità di fare esercizio fisico e una qualità della vita complessivamente compromessa. La sua gestione è complicata perché è determinata da più fattori, tra cui l'invecchiamento, l'ipertensione e il diabete, e i trattamenti disponibili risultano meno efficaci. Per questo i clinici si concentrano sul controllo delle condizioni di base e su modifiche dello stile di vita, come la perdita di peso e il controllo della glicemia.

Come agisce l'urolitina A

Lo studio ha identificato un meccanismo preciso: l'urolitina A attiva una proteina chiamata PKGlα, che svolge un ruolo importante sia nella funzione dei vasi sanguigni sia nel rilassamento del muscolo cardiaco. La molecola agisce su uno specifico amminoacido della proteina, attivando una via che produce benefici cardiovascolari. Nei modelli animali, i trattamenti con urolitina A hanno portato a un miglioramento delle misure di funzione cardiaca fino all'80% rispetto ai modelli non trattati. In laboratorio, il composto ha aumentato la capacità del tessuto cardiaco di rilassarsi e ha ridotto la fibrosi, il tessuto cicatriziale dannoso, oltre a limitare l'ingrossamento delle cellule del muscolo cardiaco, aiutando a preservarne la funzione normale.

Il test sul tessuto umano

I ricercatori hanno testato l'urolitina A anche su tessuto cardiaco umano ingegnerizzato, ottenuto da cellule staminali umane: un modello di laboratorio che riproduce da vicino struttura e funzione del muscolo cardiaco umano. Su queste cellule il composto ha migliorato in modo significativo il rilassamento del tessuto, suggerendo che i risultati potrebbero tradursi nella funzione cardiaca delle persone. A differenza di molti composti sperimentali, l'urolitina A è già stata valutata in studi sull'uomo e mostra un profilo di sicurezza favorevole.

Dalla dieta al possibile farmaco

Lo studio individua insieme un nuovo bersaglio farmacologico e un composto di origine naturale che potrebbe contribuire ad affrontare una sfida rilevante della medicina cardiovascolare. Joseph Burgoyne, autore senior della ricerca al King's College di Londra, ha parlato della possibilità di sviluppare nuovi trattamenti in grado di migliorare gli esiti clinici e la qualità della vita di chi convive con questa condizione. Ha però anche precisato che le evidenze non bastano a suggerire alle persone di mangiare melograni per curare l'insufficienza cardiaca, aggiungendo che questi risultati aprono la possibilità che approcci dietetici in grado di aumentare la produzione di urolitina A possano aiutare ad alleviare il problema.

Perché conta

Questa notizia non promette una cura immediata, e non è questo il punto. Il suo valore sta nel modo in cui guarda un problema: invece di cercare una molecola nuova di zecca, i ricercatori hanno seguito una traccia che esisteva già, il legame tra alcuni alimenti e una sostanza che il corpo sa produrre da sé, e l'hanno portata fino a un meccanismo preciso, una proteina e un amminoacido specifici. È un tipo di progresso che non fa rumore: si parte da un'indagine su come funziona una via biologica, si verifica su modelli animali e su tessuto umano ingegnerizzato, e solo dopo si ipotizza un'applicazione. La cautela degli stessi autori, che invitano a non leggere lo studio come un consiglio dietetico, è parte del metodo, non un limite. In una condizione dove i trattamenti sono meno efficaci e la gestione si affida soprattutto al controllo delle malattie di base, individuare un bersaglio e un composto già valutato sull'uomo significa aggiungere un tassello a un percorso lungo, fatto di verifiche successive. Il pensiero che cambia ciò che vediamo, qui, è semplice: a volte la pista giusta non è quella che porta lontano, ma quella che rende leggibile qualcosa che avevamo sotto gli occhi.


Articolo originale della redazione di Good News · WitUp, scritto a partire dalla notizia pubblicata da goodnewsnetwork.org.