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Dieci anni di Comedy Wildlife Photography in mostra a Londra

Il concorso che premia gli scatti più divertenti dedicati alla fauna selvatica compie dieci anni. Un'esperienza espositiva a Londra ripercorre, in autunno, le immagini vincitrici delle passate edizioni.

Dieci anni di fotografia naturalistica che fa ridere: il Nikon Comedy Wildlife Photography Awards spegne le candeline e si trasforma in un'esperienza immersiva. Dal 12 settembre, allo spazio Frameless di Londra, 91 tra gli scatti più memorabili del concorso vengono proiettati a grandezza naturale, distribuiti lungo sette habitat ricostruiti, dalle coste alle foreste fino alle praterie. Un percorso accompagnato da un suono spaziale che restituisce onde che si infrangono, fogliame che fruscia e altri rumori ambientali.

Un premio nato per far guardare altrove

Per dieci anni il concorso — oggi sostenuto da Nikon — ha usato l'umorismo come leva per invitare le persone a osservare il mondo naturale con occhi diversi e a interrogarsi sul perché la tutela della biodiversità conti davvero. È una strategia semplice e non scontata: invece di puntare sullo sdegno o sulla denuncia, queste immagini sfruttano la comicità involontaria degli animali per creare un legame affettivo con chi le guarda. Un ghiro che sembra sghignazzare, una tartaruga che pare sorridere, un gorilla colto in un gesto poco elegante: soggetti che diventano immediatamente familiari.

Gli scatti in mostra

Tra le immagini selezionate per l'allestimento londinese ce ne sono alcune diventate piccoli classici del concorso. Andrea Zampatti ha fotografato un cucciolo di ghiro che sembra ridere su un fiore di achillea, in Italia. Bret Saalwaechter ha ritratto dei leoni che paiono farsi una bella risata nel Parco Nazionale del Serengeti, in Tanzania. Valtteri Mulkahainen ha colto un orso bruno che sembra fare una smorfia nel distretto di Suomussalmi, in Finlandia. Petr Sochman ha immortalato due parrocchetti dal collare nel parco nazionale di Kaudulla, in Sri Lanka, in una posa che ricorda una richiesta di distanza sociale. Angela Bohlke ha sorpreso una volpe che finisce muso a terra nella neve, a Yellowstone, negli Stati Uniti. Tzahi Finkelstein ha catturato un momento di condivisione tra una tartaruga palustre dei Balcani e una libellula nel Jezreel Valley, in Israele. Oliver Dreike ha fotografato un gorilla che si scaccola, sempre in Tanzania. Jennifer Hadley ha ritratto due pinguini gentoo nelle Isole Falkland. Arturo Telle Thiemann ha infine fermato il sorriso di un pesce pappagallo nelle Canarie, in Spagna.

Come funziona l'esperienza immersiva

Frameless è uno spazio dedicato all'arte proiettata, dove le immagini non sono appese ma avvolgono il visitatore. Le 91 fotografie del concorso vengono così ingrandite fino a occupare intere pareti, organizzate in un percorso che attraversa ambienti naturali differenti. L'aggiunta del suono spaziale punta a rendere l'esperienza più coinvolgente, ricreando l'atmosfera dei luoghi in cui gli scatti sono nati. I dettagli su orari, biglietti e durata della mostra non sono ancora pubblici.

Perché conta

C'è un modo di raccontare la natura che passa per la meraviglia, e un altro che passa per il sorriso. Il Comedy Wildlife Awards ha scelto il secondo, e in dieci anni ha costruito qualcosa che raramente accade nella comunicazione ambientale: un pubblico che torna, anno dopo anno, per vedere cosa hanno combinato gli animali. Non è un dettaglio da poco. La tutela della biodiversità è un tema che spesso si scontra con l'indifferenza o con la sensazione di distanza — specie lontane, ecosistemi che non vediamo, problemi che sembrano riguardare altri. La comicità accorcia quella distanza: un animale che sembra ridere o fare una smorfia diventa improvvisamente vicino, quasi umano nel suo essere goffo. Ed è più facile preoccuparsi di qualcosa a cui ci si sente legati. Il concorso non risolve nulla da solo, ma costruisce attenzione, e l'attenzione è il primo passo. A dieci anni di distanza, portare queste immagini in uno spazio immersivo significa moltiplicare quel legame, far entrare lo spettatore dentro gli habitat invece di mostrarglieli da fuori. È un progresso che non fa rumore: nessun allarme, nessun dato drammatico, solo novantuno fotografie che fanno sorridere e, senza dirlo troppo forte, ricordano che quel mondo buffo e fragile vale la pena di essere guardato con cura.


Articolo originale della redazione di Good News · WitUp, scritto a partire dalla notizia pubblicata da positive.news.