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Come gli studenti di New York hanno salvato la mensa scolastica

A Brooklyn gli studenti hanno spinto per migliorare qualità e ambiente della mensa, superando lo stigma legato ai pasti scolastici. Il racconto di come la partecipazione studentesca ha cambiato un servizio quotidiano.
Quando Leslie Gomez Rivera, sedicenne, evitava la mensa del suo liceo a Brooklyn, non lo faceva per disinteresse. Il cibo non le piaceva, l'ambiente le sembrava caotico e mangiare a scuola portava con sé uno stigma che preferiva evitare. Così sceglieva la biblioteca, dove poteva stare con gli amici, anche a costo di saltare il pranzo. Poi ha scoperto Youth Food Advocates (YFA), un'iniziativa che forma studenti di New York a studiare il tema del cibo scolastico e a proporre cambiamenti concreti.
Un sondaggio al posto dei reclami
Con il supporto di YFA, Rivera ha messo a punto un questionario e lo ha fatto circolare al Midwood High. Voleva capire cosa mangiavano volentieri i compagni, cosa desideravano vedere nel menu, perché restavano lontani dalla mensa e cosa li avrebbe riportati dentro. Circa cento studenti su quattromila, distribuiti nei due edifici della scuola, hanno risposto. Le risposte hanno ridimensionato il giudizio semplicistico che il pranzo scolastico fosse soltanto "cattivo": tra gli items più apprezzati sono emersi popcorn chicken, salse, frutta e insalate, insieme a critiche sulla qualità e sulla varietà, e alla richiesta di piatti più simili a quelli di casa.
Rivera ha portato i risultati al responsabile della mensa e al preside. Il responsabile, racconta, è rimasto sorpreso che una studentessa si presentasse con osservazioni così ordinate, ma si è detto disponibile ad ascoltare. In quel colloquio è emerso un dato: dopo il Covid, il numero di studenti che frequentavano la mensa era crollato. Rivera ne ha parlato con il team di rappresentanza studentesca, che ha iniziato a comunicare la riapertura della mensa ridisegnata e a promuovere il menu. Lo spazio è tornato a essere utilizzato pienamente, un risultato che Community Food Advocates (CFA), l'organizzazione che gestisce YFA, ha poi attribuito anche al suo contributo.
Il metodo che diventa sistema
Quella di Rivera non è rimasta un'esperienza isolata. Un portavoce delle scuole pubbliche di New York, il più grande sistema scolastico degli Stati Uniti, spiega che il contributo degli studenti è diventato una parte cruciale del miglioramento dei pasti. Oggi ogni nuova proposta di menu viene sottoposta all'assaggio degli studenti e deve ottenere almeno il 70 per cento di approvazione prima di essere presa in considerazione per il menu cittadino, accanto a vincoli come i requisiti nutrizionali federali e la rappresentanza culturale.
Gli studenti di YFA hanno anche contribuito a creare uno strumento operativo per le scuole che ridisegnano le mense, con indicazioni come l'introduzione di stazioni in stile gastronomia, che espongono il cibo in modo più visibile, offrono più scelta e riducono i tempi di attesa rispetto alla fila unica tradizionale. Un altro fronte riguarda sedute più comode e accoglienti, pensate per rendere la sala un luogo sociale. Entro dicembre 2025 più di 200 mense erano state ristrutturate. Secondo l'analisi di dati cittadini condotta da CFA, nelle scuole superiori ridisegnate la partecipazione al pranzo è cresciuta del 35 per cento.
Perché le domande giuste contano
Pamela Koch, direttrice del Laurie M. Tisch Center for Food, Education and Policy al Teachers College della Columbia University, osserva che gli studenti sono nella posizione migliore per dare feedback, perché sono loro a mangiare quel cibo ogni giorno. Aggiunge però che il contributo è utile solo se è specifico: dire genericamente che il cibo non è buono non offre a nessuno una direzione su cosa fare. Rivera riconosce a YFA di averle insegnato proprio questa precisione, e attribuisce alla allora responsabile del programma, Anna Lilia Araiza, il merito di averle trasmesso la storia del cibo scolastico, i metodi di ricerca e il modo di formulare domande capaci di produrre risposte utilizzabili.
Wendi Gosliner, ricercatrice al Nutrition Policy Institute dell'Università della California, descrive il coinvolgimento degli studenti come un ponte con il servizio di ristorazione: il personale delle mense lavora dentro budget, regole federali e altri vincoli, e l'obiettivo non è colpevolizzare il servizio, ma collaborare. Parte del lavoro, secondo Koch, consiste nel capire se un problema possa essere risolto dallo staff della mensa, dalle autorità cittadine o a livello federale.
Una voce che resta
Iyeshima Harris-Ouedraogo ricorda quanto possa essere formativo questo tipo di esperienza. Da adolescente, coinvolta nella campagna Lunch 4 Learning, ha testimoniato al City Hall. Dopo un'audizione, il suo gruppo ha incontrato l'allora sindaco Bill de Blasio, che ha detto agli studenti di sostenere i pasti universali. Quell'incontro le ha fatto sembrare il governo più accessibile. Nel 2017 sono arrivati i pasti scolastici gratuiti per tutti nella città. Anni dopo, Harris-Ouedraogo, oggi direttrice esecutiva di Green Guerillas, un'organizzazione che si occupa di orti comunitari, collabora ancora con funzionari pubblici conosciuti allora, rapporti che attraversano anni e campagne.
Anche Rivera ha lavorato in seguito a Green Guerillas, insegnando e facilitando la partecipazione civica con i coltivatori di orti, e ha testimoniato in un'audizione sul bilancio cittadino. Dopo di lei, i suoi fratelli più giovani hanno frequentato lo stesso liceo e usato la mensa migliorata, trovando il pranzo più piacevole. Oggi Rivera ha 22 anni e un messaggio semplice per chi è al liceo: spesso si pensa che nessuno ascolterà, ma essere giovani non significa non avere idee valide.
Perché conta
Questa storia non parla di un colpo di fortuna, ma di un metodo: osservare un problema quotidiano, raccogliere dati, formulare domande precise e portarle a chi può agire. Il cambiamento che ne è seguito non ha avuto il rumore di una grande riforma annunciata, ma quello di un questionario compilato, di un colloquio con il responsabile della mensa, di una fila che si accorcia e di sedie più comode. È il tipo di progresso che si misura nella vita di tutti i giorni, e che spesso nasce quando qualcuno decide di non limitarsi a sopportare una situazione.
Il punto, forse, è che il modo in cui guardiamo un servizio cambia quando smettiamo di considerarlo immodificabile. Rivera non ha chiesto di stravolgere il sistema: ha chiesto di essere ascoltata su ciò che mangiava ogni giorno, e ha scoperto che le porte non erano chiuse come immaginava. La lezione non è che i giovani possono tutto, ma che le competenze — ricerca, precisione, capacità di parlare con chi decide — si imparano, e una volta imparate restano. Il ponte tra chi usufruisce di un servizio e chi lo gestisce, del resto, si costruisce così: non con la denuncia generica, ma con la collaborazione paziente di chi conosce il problema dall'interno.
Articolo originale della redazione di Good News · WitUp, scritto a partire dalla notizia pubblicata da reasonstobecheerful.world.