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Cina e Metropolitan Museum ricostruiscono un grande murale cinese a New York

Foto: Jason Gooljar / Unsplash

Un progetto di conservazione condotto in Cina ha permesso di svelare i segreti di un murale lungo 50 piedi esposto al Metropolitan Museum of Art. La collaborazione tra istituzioni cinesi e il museo americano ha prodotto una riproduzione esaustiva dell'opera.

Nella galleria d'arte e antichità cinesi del Metropolitan Museum of Art di New York è esposto un murale lungo circa 50 piedi che raffigura il Buddha della Medicina con i suoi attendenti. Un progetto di conservazione condotto in Cina ha permesso di studiarne i dettagli e di realizzarne una riproduzione a grandezza naturale, ricostruendo anche le tracce lasciate da sette secoli di storia. La collaborazione tra istituzioni cinesi e il museo americano ha portato a un risultato che il curatore Jason Sun ha definito, in dichiarazioni al South China Morning Post, di "profondo significato storico e pratico".

Un murale lungo 50 piedi

L'opera raffigura il Buddha della Medicina seduto insieme ai suoi attendenti principali, circondato da numerose figure. Fu dipinta circa 700 anni fa, durante la dinastia Yuan, su piastrelle di argilla mescolata con paglia di riso. Il murale proviene dall'antico tempio di Guangsheng, nel centro della Cina, e la sua presenza al Met non è legata a un saccheggio: quando i monaci del tempio, impoveriti, dovettero far fronte al crollo del tetto, tagliarono l'opera in sezioni e la vendettero. Dopo vari passaggi in Occidente, il murale arrivò al museo newyorkese nel 1965 attraverso una donazione di Arthur Sackler.

Lo studio e la copia

Zhang Jian, direttore dell'Istituto di Pittura Metcolosa dell'Accademia Nazionale delle Arti cinese, conosceva da tempo il murale e lo descriveva come dotato di un'energia che incute soggezione. Visitando gli spazi del tempio di Guangsheng, davanti al vuoto lasciato dall'opera, maturò l'idea di una replica. Per tre anni ha guidato una squadra di artisti e conservatori al Met, dove il gruppo è tornato tre volte nel corso degli anni. Lo studio di alcune porzioni ha richiesto piattaforme idrauliche e ampi impianti di illuminazione, condizioni che un artista del team, Meng Ying, ha descritto come senza precedenti nella storia del museo. Il personale del Met ha coordinato con i visitatori, che secondo Meng si sono dimostrati comprensivi anche quando le attrezzature ostruivano la visuale.

Materiali e pigmenti

La riproduzione ha richiesto un lavoro sulla materia stessa dell'opera. Le piastrelle sono state realizzate con fango ricco di argilla e paglia di riso, procurati il più vicino possibile al tempio. Il gruppo ha studiato a lungo i pigmenti minerali, considerando quali fossero disponibili ai pittori medievali e come quei materiali potessero essersi trasformati in 700 anni. Come ha spiegato l'artista Han Maoyuan, luce, fotocamere digitali e stampa cambiano il modo in cui appare un colore, e i colori sono stati ritoccati più volte sul posto. La squadra ha poi sovrapposto strati di piastrelle per creare una pittura di base e una seconda che replicasse i segni lasciati dal tempo e dagli interventi.

Il Buddha fuori asse di due centimetri

L'esame minuzioso ha prodotto anche una scoperta. I primi montatori del murale nelle gallerie del Met avevano frainteso la pennellata cinese e avevano allineato la testa del Buddha con uno scarto di due centimetri. Dopo lo stupore iniziale, secondo quanto riferito al South China Morning Post dal personale del museo, non era più possibile attraversare la sala senza notare che la testa era storta. La riproduzione di Zhang e della sua squadra è stata presentata in pubblico al Museo Nazionale delle Arti e dei Mestieri di Cina a Pechino, il 24 settembre, in occasione di una mostra dedicata ai risultati del Fondo Nazionale delle Arti. Il fondo, istituito nel 2013 nell'ambito dell'Accademia Nazionale delle Arti, dal 2025 ha il compito specifico di preservare antichi murali e altre opere: finora sono stati esaminati e copiati 40 murali antichi provenienti da grotte e templi della Cina occidentale.

Perché conta

La vicenda mostra che cosa può nascere quando due istituzioni mettono a disposizione tempo, competenze e accesso. Nel 2024 il Fondo ha formalizzato una partnership di ricerca con il Met, che ha concesso piena autorizzazione allo studio prolungato dell'opera e alla condivisione di immagini digitali ad altissima risoluzione. Da questo scambio è venuta fuori una copia che conserva ogni crepa e ogni correzione subita dal murale, e insieme una correzione: lo scarto di due centimetri nella testa del Buddha, invisibile per decenni a chi attraversava la sala, è emerso solo grazie a uno sguardo allenato a leggere la pennellata cinese. Il progresso, in questo caso, non ha il rumore di una scoperta clamorosa: è la pazienza di chi torna tre volte, sistema le luci, ritocca i colori e confronta i materiali. A ottobre il Met co-ospiterà a Pechino un simposio internazionale sui murali cinesi, la prima volta che il museo newyorkese tiene un grande convegno accademico in Cina insieme a un ente nazionale di ricerca. Altri murali di Guangsheng si trovano in musei americani, a Cincinnati e nel Missouri, e entrambi hanno già contattato Zhang per esaminare allineamenti e condizioni delle opere. Una copia ben fatta, insomma, non chiude una storia: la riapre.


Articolo originale della redazione di Good News · WitUp, scritto a partire dalla notizia pubblicata da goodnewsnetwork.org.