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Apprendistati retribuiti come meccanici per chi esce dal carcere

Foto: Adem Percem / Unsplash

In California un'organizzazione senza scopo di lucro forma ex detenuti come operatori meccanici attraverso percorsi pagati. L'obiettivo è offrire un mestiere stabile subito dopo la scarcerazione, riducendo il rischio di recidiva e la dipendenza da sussidi.

A poche settimane dalla scarcerazione, uomini che hanno passato decenni in prigione tornano davanti a un tornio e a una fresatrice. Succede in un ex capannone meccanico nel sud-est di San Diego, in California, dove l'organizzazione senza scopo di lucro Rise Up Industries gestisce da oltre dieci anni un apprendistato retribuito che porta ex detenuti a diventare operatori meccanici certificati. Il programma affianca alla formazione tecnica tutoraggio, gestione dei casi e supporto psicologico, e nel frattempo il laboratorio lavora su commesse reali per il settore aerospaziale, i dispositivi medici, i componenti automobilistici, la minuteria per rubinetti e fotocamere, i pezzi per BMX e persino gli artificiali da pesca.

Un mestiere, non una promessa

Il punto di partenza è un dato che riguarda gli Stati Uniti nel loro insieme: il Paese ha il tasso più alto di persone detenute per abitante tra le economie sviluppate, e una condanna per reato grave rende molto difficile trovare lavoro una volta usciti. Rise Up Industries interviene esattamente in quella finestra, formando gli uomini su macchine a controllo numerico. La scelta non è casuale: come ha spiegato il direttore esecutivo Jonathan Yackley, San Diego ha un settore manifatturiero avanzato solido e una forte necessità di lavoratori qualificati, e la meccanica CNC è diventata di conseguenza la principale via di impiego del programma. Non si tratta di un corso teorico: il laboratorio produce pezzi che finiscono in filiere reali, e questo espone gli apprendisti a scadenze, tolleranze e responsabilità concrete.

I numeri della recidiva

Il dato su cui l'organizzazione costruisce la propria credibilità riguarda chi completa il percorso. Secondo il monitoraggio interno di Rise Up, solo il 3% dei diplomati torna a commettere reati. Il termine di paragone nazionale, citato dall'ufficio statistiche del Dipartimento di Giustizia americano, è di circa il 66% su un orizzonte di tre anni. È una differenza che va letta con prudenza — si tratta di un programma piccolo, con selezione e accompagnamento intensivi, non di un campione rappresentativo — ma indica comunque che la combinazione tra formazione esigente e sostegno continuo produce risultati diversi dalla sola detenzione.

Storie dal banco di lavoro

Komisi Savaiinaea ha scontato più di vent'anni di carcere e oggi è supervisore nel laboratorio. Ricorda di essere arrivato diffidente e spaventato: nessuna esperienza con le macchine, molti anni lontano dai banchi di scuola, poca familiarità con la tecnologia. A rassicurarlo è stato vedere gli altri apprendisti al lavoro, persone che come lui non avevano mai toccato un tornio. Un corso intensivo di trigonometria, tenuto da tutor direttamente sul pavimento del laboratorio, ha fatto il resto. Anthony Walkens, oggi apprendista, è un caso ancora più estremo: condannato nel 1998 per un omicidio legato a una gang e destinato a una pena da 55 anni all'ergastolo, ha scontato 47 anni in istituti di correzione californiani prima di ottenere la libertà condizionale nel 2025. Racconta di essere entrato in officina sentendosi sopraffatto, e di essersi rassicurato proprio grazie all'accoglienza di chi, come Komisi, aveva attraversato la stessa esperienza. La maggior parte dei partecipanti ha un passato di appartenenza a gang.

Oltre la formazione tecnica

Yackley è esplicito su un punto: la sola formazione tecnica non basta. Una persona può uscire dal carcere con un certificato in mano e ritrovarsi comunque davanti agli stessi problemi di isolamento, trauma, instabilità e mancanza di opportunità che avevano contribuito a portarla in prigione. Per questo il programma integra assistenza psicologica e clinica, gestione dei casi e un contesto di comunità. Lo stesso Savaiinaea, sopravvissuto a un tumore che lo ha costretto a una pausa dal lavoro tra il 2023 e il 2024, ha utilizzato il supporto terapeutico anche per il suo ruolo di marito, in un matrimonio che dura da più di trent'anni. Walkens descrive il laboratorio come un ambiente familiare.

Perché conta

Questa storia parla di come si misura il successo di un percorso di reinserimento. Non con il numero di certificati rilasciati, ma con la capacità di ricostruire attorno a una persona le condizioni che rendono sostenibile una vita diversa: un lavoro vero, una rete di colleghi, un supporto che continua quando le cose si complicano. Il dato del 3% contro il 66% non è una medaglia, è un'indicazione su dove va messa l'attenzione. E c'è un dettaglio che vale più di molte statistiche: le competenze di leadership che Komisi aveva sviluppato in carcere oggi servono a coordinare una squadra di produzione e ad accogliere chi arriva spaventato dalla porta. Il progresso, in questo caso, non si annuncia: si vede in un uomo che guarda un altro uomo davanti a una macchina e gli dice che ce la può fare.


Articolo originale della redazione di Good News · WitUp, scritto a partire dalla notizia pubblicata da goodnewsnetwork.org.