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Allenare i polpacci aiuta gli over 65 a camminare più velocemente

Foto: Heng Chiu / Unsplash

Un nuovo studio mostra che esercizi mirati alla muscolatura dei polpacci migliorano la velocità di cammino negli anziani. Un'attività semplice con effetti concreti sulla mobilità quotidiana.

Un programma di dieci settimane centrato sul rafforzamento dei polpacci ha prodotto un aumento misurabile della velocità di cammino in un gruppo di persone over 65. Lo studio, pubblicato su Scientific Reports e guidato dalla Osaka Metropolitan University con la collaborazione dell'azienda giapponese Mizuno, ha coinvolto 40 partecipanti divisi in due gruppi da 20: uno ha seguito l'allenamento, l'altro ha mantenuto la propria routine quotidiana.

Come funzionava l'allenamento

Il protocollo prevedeva 50 sollevamenti sulle punte dei piedi per sessione, due volte al giorno, cinque giorni alla settimana. Dentro ogni seduta, l'esercizio combinava 20 ripetizioni rapide e 30 ripetizioni con discesa lenta e controllata. Per lo studio è stato costruito un dispositivo specifico che univa il lavoro sulla forza a quello sulla velocità della caviglia. Dei 19 partecipanti che avevano iniziato il programma, 18 hanno completato tutte e dieci le settimane, e tutti hanno svolto la quantità di esercizio prescritta.

I numeri del confronto

Al termine del periodo, il gruppo che si era allenato mostrava una forza dei polpacci superiore di 7,5 kgf rispetto al gruppo di controllo. La velocità di movimento della caviglia era cresciuta di 104,9 gradi al secondo in più. La differenza nella velocità di cammino tra i due gruppi è risultata di 0,17 metri al secondo.

Forza e rapidità non sono la stessa cosa

Il lavoro si collega a una ricerca precedente dello stesso team, risalente al 2023, che aveva esaminato 550 adulti tra i 18 e i 91 anni. In quell'analisi la velocità di flessione plantare risultava inferiore di circa il 26% negli anziani rispetto ai giovani. I ricercatori hanno rilevato che forza e rapidità muscolare sono capacità distinte: non basta avere muscoli potenti se il movimento è lento. Da qui l'idea di un esercizio che allenasse entrambe le componenti insieme.

I limiti dichiarati

Gli stessi autori indicano i confini dello studio. Il campione è piccolo e l'assegnazione ai gruppi non è stata randomizzata. I partecipanti erano già in grado di camminare senza ausili, quindi i risultati non sono generalizzabili a chi ha difficoltà motorie più marcate. Il gruppo di controllo non ha svolto alcun allenamento alternativo, e resta da verificare quanto del beneficio dipenda dal dispositivo usato. Non è noto nemmeno quanto durino i miglioramenti nel tempo, né se si ottengano gli stessi effetti senza l'attrezzatura. Il dispositivo è brevettato congiuntamente dall'università e da Mizuno, che ha finanziato lo studio e conta quattro autori tra i firmatari; la collaborazione è dichiarata nella pubblicazione.

Perché conta

La mobilità degli anziani si gioca spesso su dettagli che sembrano marginali: la capacità di attraversare un incrocio prima che il semaforo cambi, di salire un gradino, di mantenere l'equilibrio. Un esercizio semplice come sollevarsi sulle punte, fatto con regolarità, agisce su una funzione concreta della vita quotidiana. Lo studio non promette miracoli e non nasconde i propri limiti, ma indica una direzione: la velocità del movimento, e non solo la forza, merita attenzione quando si parla di invecchiamento attivo. È il tipo di progresso che non fa rumore, fatto di ripetizioni contate e di settimane che si sommano, e che ricorda come il pensiero scientifico proceda spesso per passi piccoli, verificati e dichiarati per quello che sono.


Articolo originale della redazione di Good News · WitUp, scritto a partire dalla notizia pubblicata da greenme.it.