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A Pantelleria una sartoria sociale accoglie persone e tramanda tradizioni artigiane

Sull'isola di Pantelleria è attiva una sartoria sociale che riunisce turisti, migranti, giovani e anziani in laboratori di cucito e momenti di condivisione. L'iniziativa favorisce l'inclusione e mantiene vive le competenze artigiane locali. Un esempio di come spazi comunitari possano rispondere a bisogni sociali e culturali.
A Pantelleria, isola siciliana nel Canale di Sicilia, è attiva dal 2021 una sartoria sociale fondata da Sarina Alba Marino, già presidente del gruppo di volontariato Dai un sorriso Odv. Il laboratorio si trova in via Giovanni Bovio 15, vicino al porto, e ogni giorno è animato da un piccolo gruppo di volontarie che vi lavorano a tempo pieno. La startup è nata grazie a un contributo della Fondazione con il Sud, mentre le macchine da cucire e le attrezzature sono state acquistate personalmente dalla fondatrice.
Un laboratorio vicino al porto
Lo spazio è piccolo, colorato e accogliente, con un'atmosfera che le volontarie descrivono come familiare. Qui si cuciono borse e cestini, si lavora a maglia, si pratica patchwork, ricamo e uncinetto, si dipinge su stoffa. Le attività non si limitano al cucito: il laboratorio si occupa anche di decorazione di sedie e di murales realizzati insieme ad artisti di strada. Gli oggetti prodotti vengono venduti per sostenere economicamente il progetto, che copre in autonomia affitto, bollette e materiali grazie alle riparazioni e alle vendite.
Chi passa dalla sartoria
Le persone che frequentano il laboratorio sono diverse: turisti, migranti, persone senza dimora, giovani, anziani e residenti. Pantelleria è da decenni un punto di passaggio delle rotte migratorie nel Mediterraneo, e la sartoria si è proposta come luogo di incontro per chi arriva e per chi vive sull'isola. Le donne immigrate e le madri vengono accompagnate in percorsi di integrazione; i giovani coinvolti in percorsi di giustizia riparativa svolgono lavori di pubblica utilità e imparano un mestiere. Gli anziani trasmettono alle generazioni più giovani le competenze artigiane tradizionali, mentre i bambini partecipano a laboratori creativi e doposcuola. Il progetto collabora anche con le scuole locali per insegnare i mestieri manuali tradizionali.
Le difficoltà e i legami
Non mancano gli ostacoli: le difficoltà sono di tipo economico e gestionale, i volontari permanenti sono pochi e non esiste un finanziamento fisso. Eppure, secondo quanto racconta la fondatrice, il laboratorio produce legami umani profondi tra generazioni e provenienze diverse. Marino definisce la sartoria un "porto sicuro" e un faro. Durante l'estate vengono organizzati eventi che uniscono creatività, sensibilizzazione e raccolta fondi.
Perché conta
Questa storia mostra come uno spazio comunitario possa rispondere a bisogni sociali e culturali senza grandi strutture né finanziamenti stabili. Un laboratorio di cucito vicino al porto diventa il punto in cui una donna arrivata da lontano impara a usare una macchina da cucire, un ragazzo in messa alla prova scopre un mestiere, una signora anziana insegna un punto tramandato da generazioni. Sono gesti piccoli, ripetuti ogni giorno, che tengono insieme una comunità. Il valore di iniziative come questa non sta nella loro dimensione, ma nella capacità di creare continuità: le competenze artigiane non si perdono, le persone non restano sole, le tradizioni locali restano vive perché qualcuno le pratica e le insegna. È un modo di guardare al progresso che non fa rumore, fatto di costanza e cooperazione, in cui il pensiero cambia ciò che vediamo: non un'isola di passaggio, ma un luogo dove fermarsi e costruire qualcosa insieme.
Articolo originale della redazione di Good News · WitUp, scritto a partire dalla notizia pubblicata da italiachecambia.org.